Editoriale
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Torna un incubo: vacciniamolo

Le notizie che giungono dal mondo riguardo l’andamento della pandemia, ci inducono a una rinnovata presa di responsabilità non rinviabile...

Parole chiave: Covid-19 (88), Coronavirus (96), Vaccini (12)

Le notizie che giungono dal mondo riguardo l’andamento della pandemia, ci inducono a una rinnovata presa di responsabilità non rinviabile. Anche nei Paesi vicini al nostro come Austria, Germania, Olanda e Belgio, la situazione Covid si è talmente aggravata da obbligare i governi ad emanare provvedimenti restrittivi importanti, misure eccezionali quali il ritorno al lockdown, con la chiusura delle attività economico-lavorative, la vaccinazione obbligatoria, l’istituzione di un super Green pass. E l’Italia è lì ad un passo.
Incominciamo a vedere un po’ di ripartenza, ci sono ingentissime cifre disponibili per investire e ci troviamo di fronte ad un nuovo baratro. Pensiamo alle morti, alle terapie intensive con i pazienti intubati, al personale medico bardato con tute protettive e stremato, alla scuola con la didattica a distanza, al lavoro da casa (e molto spesso a casa dal lavoro) prima di tutto, ma anche alle relazioni sociali, alle patologie psicologiche... Tornare alle scene viste nel recente passato comporterebbe delle conseguenze che non vogliamo nemmeno pensare.
La battaglia non è ancora terminata, ecco perché siamo tutti chiamati a fare un salto di qualità, lasciando da parte le polemiche e gli schieramenti da stadio. Diamo credito, anche come cristiani, ai ripetuti appelli di papa Francesco mentre si apre una nuova campagna vaccinale per tutti. “Vi è stato un prima della pandemia; esso sarà inevitabilmente differente dal dopo-pandemia che dobbiamo costruire, insieme, prendendo spunto dagli errori fatti nel passato”, ha ribadito il Papa anche nel recente messaggio rivolto alla conferenza Cop26 di Glasgow. Naturalmente il suo è uno sguardo più ampio del nostro, perché abbraccia tutto il pianeta: i Paesi con maggiore capacità devono sostenere i Paesi più vulnerabili.
“Vaccinarsi è un atto di amore – aveva dichiarato il Pontefice in un video messaggio lo scorso agosto – e contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore per se stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli”. L’amore, come sostiene il Papa, è anche sociale e politico; è universale, sempre traboccante di piccoli gesti di carità personale capaci di trasformare e migliorare le società. Ne usciremo, prima o poi, ma insieme.

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