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Quelle piccole cose

I farisei del tempo di Gesù erano i campioni dei dettagli. Impostavano la vita sull’osservanza minuziosa di un’infinità di regole, anche minime, per potersi considerare puri a livello cultuale. La perfezione consisteva nell’adempiere ogni prescrizione in maniera scrupolosa e se ne facevano vanto. Le piccole cose facevano la differenza.

Parole chiave: Editoriale (248), Stefano Origano (91)

I farisei del tempo di Gesù erano i campioni dei dettagli. Impostavano la vita sull’osservanza minuziosa di un’infinità di regole, anche minime, per potersi considerare puri a livello cultuale. La perfezione consisteva nell’adempiere ogni prescrizione in maniera scrupolosa e se ne facevano vanto. Le piccole cose facevano la differenza.
Leggendo i Vangeli, scopriamo che anche Gesù sapeva andare molto in profondità, ma il suo era un modo del tutto diverso: di fronte ai segnali quasi impercettibili offerti dagli sguardi o di fronte ai gigli del campo, trasformava la sua attenzione in meraviglia, commozione, preghiera e azione di aiuto verso il prossimo.
I primi, tutti concentrati su se stessi per non sbagliare neanche una virgola; il secondo, tutto proteso verso il prossimo, ma comunque entrambi capaci di distinguere anche le minime differenze. Ora non sarebbe giusto equiparare Gesù con i farisei e infatti il Signore si scontrò spesso con costoro e si dimostrò sempre alternativo alla loro condotta più formale che di sostanza. Si parla dunque di cose che pochi notano, ma alla fine fanno la differenza: come per esempio la famosa pietra scartata dai costruttori che diventa pietra angolare.
C’è una terza categoria legata al microcosmo: coloro che si perdono nelle cose da niente, nelle banalità. Quest’ultimo gruppo è assai numeroso e diffuso anche ai vertici della politica. Leggendo, per esempio, l’ultimo Decreto del presidente del consiglio (Dpcm) si trova un campionario di vere e proprie pillole di saggezza della nonna ai limiti della comicità. Un decreto che ha valore di legge dello Stato a tratti somigliante a una pia esortazione a comportarsi responsabilmente, per esempio all’interno delle abitazioni private.
Dettare legge sui comportamenti domestici appare un po’ arduo. E poi chi controlla, chi sanziona? Ah già, se i nostri vicini di casa vanno oltre i limiti consentiti, possiamo fare la spia e denunciarli. Che bello, sembra di tornare ai tempi delle elementari di una volta, quando la maestra che si assentava per qualche istante incaricava il capoclasse di segnare sulla lavagna i buoni e i cattivi che poi, guardacaso, corrispondevano ai simpatici e agli antipatici. Piccole cose, direte, vero, ma in questo caso non fanno nessuna differenza perché scarseggia la forma e pure la sostanza.

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