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Prestazioni in fattura

Prestazioni in natura uguale prestazioni in fattura. Giovedì scorso nella seduta del consiglio comunale di Verona è stata discussa una mozione che impegnava la giunta a trasmettere al governo la richiesta di abrogare la legge Merlin, di creare case di appuntamento e di istituire servizi di prevenzione...

Parole chiave: Legge Merlin (1), Prostituzione (10), Case di appuntamento (1), Editoriale (336), Renzo Beghini (59)

Prestazioni in natura uguale prestazioni in fattura. Giovedì scorso nella seduta del consiglio comunale di Verona è stata discussa una mozione che impegnava la giunta a trasmettere al governo la richiesta di abrogare la legge Merlin, di creare case di appuntamento e di istituire servizi di prevenzione. Nell’interpellanza si legge che ‘la chiusura delle case chiuse non ha abolito la prostituzione ma l’ha relegata nell’illegalità’. Al contrario ‘legalizzarla significa individuare e combattere la tratta e lo sfruttamento’. La mozione impegna infine la giunta comunale ad ‘istituire nuove case di appuntamento che dovranno essere dotate di direzione sanitaria e sostegno psicologico al fine di tutelare le donne che forniscono prestazioni sessuali’.
Tre sembrano le ragioni ‘forti’ della mozione. Anzitutto sanitarie: esercitare un maggiore controllo ‘sull’igiene d’esercizio’. In secondo luogo ragioni di carattere economico: portare alla luce del sole un giro d’affari per milioni di euro attraverso emissione di regolare fattura con partita Iva o l’istituzione di società cooperative. Si tratta pur sempre di prestazioni che vanno sotto la categoria dei ‘servizi alla persona’. La terza ragione riguarda la lotta al degrado sociale e per una questione di ‘decoro urbano’. Una concentrazione di prostitute in Borgo Milano e Borgo Roma ‘disturba … il comune senso del pudore’.
Battute a parte. Il Rapporto 2015 del Ministero della Giustizia su ‘La tratta degli esseri umani’ afferma «per la stragrande maggioranza delle donne che esercitano su strada, la prostituzione non è un lavoro ma una tortura!». Per don Benzi «nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che la fa diventare». Insomma, non vi sembra un po’ riduttivo affrontare la questione da ragioni sanitarie, economiche e di decoro? Forse è il caso di riconoscere che noi di ‘loro’, dei sogni e delle sofferenze di queste donne non sappiamo nulla! Se alla persona diamo la giusta priorità, vanno ascoltate le loro storie attraverso le voci di chi da anni le incontra sulla strada.
Ancora, nei Paesi dov’è legalizzata, la prostituzione aumenta la richiesta. Le case d’appuntamento non sono la soluzione. Questo è il vero dato di partenza: è la domanda che fa il mercato, che alimenta lo sfruttamento e la schiavitù. In Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Irlanda del Nord e Francia vige il “modello nordico” che punisce il cliente. I numeri attestano che questo sistema è efficace perché ha esercitato un enorme deterrente sulla tratta ai fini di sfruttamento sessuale. È ora di smetterla con l’idea di chi difende la libertà sessuale di “andare a prostitute”. Un approccio per altro pesantemente maschilista. È più intelligente un dibattito che impegna tutti affinché queste ragazze e donne possano scegliere se continuare a prostituirsi oppure a intraprendere un lavoro dignitoso.
Certo, il Consiglio comunale non è la Caritas. Sicuro. Però attenzione alla politica à la carte. Attenzione alla politica incapace di porre una distinzione tra ciò che è degno per una persona e ciò che invece degno non è! È inquietante una politica che procede per concessioni, per la quale tutto è bene purché sia frutto di libera scelta. Perché alla fine non distingue più nulla e mette tutto sullo stesso piano. Appunto, le prestazioni in natura e quelle da fattura.

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