Editoriale
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Miliardari nello spazio e noi terrestri...

Questa estate la ricorderemo per svariati motivi. Sportivi, naturalmente, dopo la conquista della coppa al Campionato europeo di calcio che ha fatto felici tanti tifosi, e una Olimpiade...

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Questa estate la ricorderemo per svariati motivi. Sportivi, naturalmente, dopo la conquista della coppa al Campionato europeo di calcio che ha fatto felici tanti tifosi, e una Olimpiade che invece non decolla a causa della terza ondata del Covid; politici, con leggi e riforme che fanno affiorare la consueta italica divisione risalente alla notte dei tempi; sociali, con l’esplosione dei licenziamenti di massa; culturali, con l’avanzare di chi non si fida dei vaccini. E poi altri argomenti che forse nessuno ricorderà, ma che comunque segnano una tappa storica.
Uno di questi è l’inizio delle imprese turistico-spaziali inaugurate con il volo ai confini dell’atmosfera della navicella New Shepard di Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon, e la missione di Virgin Galactic del miliardario Richard Branson che ha battuto il rivale sul tempo (ma il suo era un viaggio sperimentale con lui unico turista a bordo). Per il momento rimangono a terra i clienti di Elon Musk, il visionario imprenditore e “armatore spaziale” che però promette di portare i suoi più in alto degli altri.
È partita la gara a chi arriva prima, a chi vola più in alto, a chi ce l’ha più grosso (il volume di affari). Tralascio le considerazioni di tipo morale sull’abnorme investimento economico e sull’impatto ambientale, che pure andranno fatte prima o poi, per sottolineare solamente l’aspirazione insita nell’uomo a varcare i confini e a superare i propri limiti. Se per poche centinaia di ricchissimi miliardari, che già si sono prenotati al luna park spaziale, è solo un giro in giostra o il cedere all’irresistibile tentazione di far parte del ristrettissimo gotha degli astronauti civili, per il semplice cittadino si apre la speranza che in un futuro non troppo lontano nuovi padri pellegrini partiranno verso altri pianeti da colonizzare, dove costruire quella società che su questa Terra non riusciamo a realizzare.
Siamo forse davanti al primo passo di un’epoca nella quale i più ricchi potranno comprarsi l’accesso alla nuova terra promessa, mentre gli altri si dovranno accontentare di questo gramo pianeta ormai esausto. Staremo a vedere (non la nostra generazione), intanto ci prepariamo al campionato di calcio interplanetario che l’esopianeta Teegarden B si è già candidato ad ospitare, virus permettendo, naturalmente.

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