Editoriale
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Lo tsunami che non vediamo

Mi da sempre più fastidio un certo atteggiamento di passiva accettazione della realtà che sta dilagando. Soprattutto la continua lamentela rispetto ad una serie di situazioni nuove, dove i cristiani dovrebbero avere invece uno sguardo al tempo stesso rappacificato e profetico...

Parole chiave: Editoriale (336), Stefano Origano (128), Chiesa (124)

Mi da sempre più fastidio un certo atteggiamento di passiva accettazione della realtà che sta dilagando. Soprattutto la continua lamentela rispetto ad una serie di situazioni nuove, dove i cristiani dovrebbero avere invece uno sguardo al tempo stesso rappacificato e profetico. È apparsa in questi giorni sui giornali la notizia delle dichiarazioni dell’arcivescovo di Utrecht, il card. Willem Eijk, che annuncia di dover chiudere quasi tutte le chiese della sua diocesi: «Di 280 ne salverò una decina», ha dichiarato. E anche la cattedrale diventerà tra poco un museo. Nel giro di quanti anni assisteremo al medesimo fenomeno in casa nostra? Come fronteggiamo il drastico calo della frequenza ai sacramenti, delle vocazioni, la fuga dei giovani dalle parrocchie e soprattutto cosa facciamo? Credo che queste domande se le pongano in molti, ma anche che, in generale, non si vada oltre la classica protesta quando un parroco lascia la canonica e non ne arriva uno nuovo. E si è più preoccupati per la canonica vuota che non per la chiesa vuota; preoccupati per la gestione delle opere parrocchiali e non perché sono scomparsi i parrocchiani… Una riflessione su tutto ciò è necessaria. Nel nostro piccolo cerchiamo di tenere accesi i riflettori sul cammino della Chiesa locale che si è data come impegno principale la realizzazione delle unità pastorali. Ma quanta fatica! Non c’è molto tempo davanti e se ci accontentiamo di tamponare in qualche modo i “buchi” ritenendoci soddisfatti quando abbiamo avuto risposta alle singole richieste individuali, facciamo come coloro che con un decreto credono di risolvere i problemi della povertà, del lavoro, delle migrazioni. Giustamente i genitori oggi sono preoccupati per i propri figli che dovranno sobbarcarsi il debito pubblico in costante aumento, alcuni si preoccupano anche della loro educazione cristiana che, senza pretese di esclusività, cerca di tenere vivi i capisaldi della democrazia, della libertà e della solidarietà. Ma lo tsunami intanto si sta avvicinando, cercare di arginarlo francamente è una pia illusione, attrezzarsi in qualche modo per ricostruire dopo l’ondata distruttrice e soprattutto mettere in salvo le poche cose necessarie che riteniamo di poter portare con noi nella corsa ai ripari è più intelligente.
Non so se come credenti riusciremo a governare questo cambiamento epocale, chiedo se siamo disposti a discutere insieme su questi scenari per non subirli supinamente.

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