Editoriale
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La vita si fa storia

La pandemia di Coronavirus che ci ha “tenuti in ostaggio” per quasi tre mesi ha segnato la nostra vicenda personale e collettiva ed entrerà nei libri di storia per l’elevato numero di vittime che ha provocato, per i contraccolpi in campo economico e sociale che ne sono derivati e dei quali è facile prevedere subiremo a lungo gli effetti...

Parole chiave: Editoriale (335), Alberto Margoni (64), Coronavirus (96)

La pandemia di Coronavirus che ci ha “tenuti in ostaggio” per quasi tre mesi ha segnato la nostra vicenda personale e collettiva ed entrerà nei libri di storia per l’elevato numero di vittime che ha provocato, per i contraccolpi in campo economico e sociale che ne sono derivati e dei quali è facile prevedere subiremo a lungo gli effetti. Ora che la morsa delle restrizioni sociali e personali alle quali siamo stati costretti si va decisamente allentando e i numeri dei nuovi contagiati e dei deceduti è in diminuzione – ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia e... neppure la mascherina – possiamo costatare cosa è cambiato nella nostra vita, nel rapporto con gli altri. Anche se è ancora presto per dire se ne siamo usciti migliori, peggiori o siamo gli stessi di prima. A guardare i social e gli inestirpabili haters (letteralmente: odiatori) in servizio permanente effettivo, direi la seconda o la terza ipotesi. E questo perché “spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi [...] si producono storie distruttive e provocatorie [...]. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”. Parole tratte dal messaggio di papa Francesco per la 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra questa domenica, solennità dell’Ascensione del Signore. Il tema è tratto da una frase del libro dell’Esodo («Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria») alla quale si aggiunge una considerazione attualissima: “La vita si fa storia”. Davvero questo periodo lo porteremo scolpito nella mente e nel cuore, anche perché forse ci ha fatto riscoprire e gustare aspetti della vita, attività, relazioni, valori, affetti che erano diventati parte del ménage e rischiavamo di dare per scontati. Abbiamo apprezzato gli “eroi” – sebbene non vogliano essere definiti così – del quotidiano, persone accanto a noi “che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore”. Parole profetiche quelle del Santo Padre, pubblicate il 24 gennaio, un mese prima dell’inizio della pandemia. Penso che ognuno di noi, con coraggio, pazienza e discernimento possa non solo narrare cose belle, vere e buone, pur senza negare fatiche e difficoltà, ma anche “testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori”.

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