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La domanda e la sfida di Firenze

Mancano pochi giorni all’apertura del Convegno Ecclesiale di Firenze.
Il rischio che esso si esaurisca in un episodio secondario e superfluo c’è tutto.
Da un lato, calendario alla mano, è diffusa la sensazione che il convegno, schiacciato com’è fra il Sinodo sulla famiglia appena concluso e il Giubileo della misericordia del prossimo 8 dicembre, si risolva in un evento marginale...

Parole chiave: Convegno Ecclesiale di Firenze (1), Editoriale (336), Renzo Beghini (59)

Mancano pochi giorni all’apertura del Convegno Ecclesiale di Firenze.
Il rischio che esso si esaurisca in un episodio secondario e superfluo c’è tutto.
Da un lato, calendario alla mano, è diffusa la sensazione che il convegno, schiacciato com’è fra il Sinodo sulla famiglia appena concluso e il Giubileo della misericordia del prossimo 8 dicembre, si risolva in un evento marginale.
Dall’altro, sul tema specifico del nuovo umanesimo in Gesù Cristo: la Chiesa e la società italiana, oggi, ne sentono veramente il bisogno?
Certo, ogni risposta dipende dall’intelligenza della domanda. Per questo, ogni tanto, vale la pena mettere a fuoco parole, atteggiamenti e linguaggi che raccontano l’ambiente sociale e culturale in cui abitiamo.
Per dire. Un incontro sulle unioni civili svoltosi a Verona all’inizio di ottobre, portava come titolo: “L’amore è un diritto”. Veramente? Alzarsi due o tre volte la notte perché l’ultimo arrivato in famiglia piange, ha fame, pretende una poppata e alle 6 ci si alza e ricomincia un’altra giornata, lo chiamiamo amore. Ma cosa c’entra il diritto? Accudire tutto il giorno la sposa o la madre ammalata di Sla, una malattia neurodegenerativa progressiva, e dormirle accanto la notte è amore. Sì, ma cosa c’entra il diritto?
Ancora. Il fondo di un giornale locale, qualche giorno fa raccontava la cronaca dell’omicidio-suicidio di una coppia ultranovantenne di Mestre col titolo: “In quella morte c’è tanto amore”. “L’uxoricidio-suicidio dei due coniugi mestrini dovrebbe chiamarsi ‘Amore’. Un amore che è un atto di libertà, un umanesimo che ha ispirato le aperture di Papa Bergoglio e del Card. Martini”. A parte le panzane che ormai si possono liberamente scrivere sui giornali (ce ne sono, e tante), un omicidio-suicidio è veramente amore? L’amore di una persona adulta per un/una minorenne pur consenziente, è amore? O non è invece che tutto sembra liquefarsi in un ‘brodo di equivalenze indistinte’?
Ma avanti. Sempre a Verona, il Rettorato dell’Università e il Dipartimento di scienze giuridiche hanno organizzato una giornata di studi su “La gestazione per altri” (la definizione politically correct di “utero in affitto”), allo scopo di ‘anticipare questioni che la dottrina del diritto non ha ancora adeguatamente considerato’. Ma la maternità surrogata non è attualmente illegale in Italia? Rimane comunque la questione: la gestazione per altri è un gesto di generosità e di amore, o una forma di sfruttamento della donna che sottende ad una vergognosa compravendita di bambini?
Insomma: tre episodi “a campione”, tre indizi che raccontano la confusione di senso e di significati attorno ad una delle parole più importanti di quel “vocabolario delle relazioni forti” che appartiene al vissuto di ciascuno di noi.
L’impressione è che ormai la fabbrica delle interpretazioni, la frammentazione dei ‘saperi’ e il riduzionismo tecno-scientista abbiano minato in profondità la possibilità di una visione unificata dell’esperienza umana.
Anche solo per comunicare e dialogare appare urgente un sapere che serva integralmente l’umano. Non si tratta di disegnare in astratto i termini di un nuovo umanesimo, bensì di stimolare una comune presa di coscienza riguardo al senso e ai significati dell’umano. Per i cattolici è un ritornare alla fonte dove “trova vera luce il mistero dell’uomo”. Questo è la sfida e il contributo di Firenze.

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