Editoriale
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Il biennio “caldo”

Anni 2017 e 2018. Amministrative e politiche. Da dove partire per suscitare partecipazione, costruire consenso, accendere speranze? Al momento la cronaca ci racconta che, a Verona come a Roma, siamo ancora ai nomi. Aspiranti sindaco, aspiranti leader, aspiranti premier, candidati, primarie, liste e ipotesi di future coalizioni...

Parole chiave: Amministrative (1), Editoriale (295), Renzo Beghini (57)

Anni 2017 e 2018. Amministrative e politiche. Da dove partire per suscitare partecipazione, costruire consenso, accendere speranze? Al momento la cronaca ci racconta che, a Verona come a Roma, siamo ancora ai nomi. Aspiranti sindaco, aspiranti leader, aspiranti premier, candidati, primarie, liste e ipotesi di future coalizioni.
Ma intanto ci sono i numeri. Impietosi. L’Eurostat che fa proiezioni su base europea, rileva che nel 2080 i cittadini italiani al netto della variabile migratoria saranno trentanove milioni. Oggi sono sessanta. In un anno, 100mila giovani italiani vanno a realizzare i loro sogni lavorativi e familiari all’estero. Oggi una delle prime cause di povertà in Italia è mettere al mondo un figlio. Il bonus di 800 euro (previsto con l’ultima legge di bilancio, ma che per ora è un fantasma) è insufficiente. Non si fa un figlio per 800 euro. Oltretutto i costi maggiori sono sostenuti dai 6 anni in su. Tra poco si creerà un inevitabile conflitto tra generazioni, se si pensa che lo Stato dà ogni anno 7 miliardi alle pensioni e 600 milioni alle famiglie.
Famiglia, lavoro, giovani, lotta alla povertà. La nostra gente vuole vedere il mondo politico impegnato su questi temi. Capace di ascoltare e recepire il “grido” e la “sofferenza insopportabile” di dignità, di fiducia e di futuro. E lo trova invece continuamente distratto su altri fronti, nonché chiuso in una litigiosità dove non c’entra nulla il bene del Paese.
La vicenda dell’abolizione dei voucher è sintomatica. Pareva rimanessero quelli per uso domestico e per i lavori intermittenti. È prevalsa la paura. La paura di un attacco a quel che resta del Jobs Act, l’abolizione dell’art.18. Per “evitare distorsioni”, è la giustificazione ufficiale. Ha vinto il partito della Cgil: fine della “distorsione”. Un passo indietro di vent’anni.
«Parliamo dei veri problemi del lavoro», diceva il giuslavorista Marco Biagi. Parliamo cioè dei percorsi per l’occupabilità delle persone e per l’innovazione delle imprese. Parliamo di inclusione sociale, di come superare gli ostacoli che impediscono l’accesso al lavoro regolare per i più deboli della società.
Parliamo del Fattore Famiglia, l’altro asse portante del welfare di casa nostra. Il Fattore Famiglia non è una concessione. È una scelta di profonda equità. È quel correttore del calcolo Isee che tiene conto dei nuovi fattori finora esclusi, quali il numero dei figli (anche dopo il terzo), la presenza di disabili, di donne in gravidanza e di anziani a carico. Significa accettare l’idea che ogni euro lasciato nelle tasche delle famiglie ha un ritorno in termini di crescita e di sviluppo. Determina un meccanismo virtuoso. È una scelta ancora più efficace rispetto ai voucher e ai bonus.
Insomma “dite qualcosa di politico”. È questo che vorremmo sentire in vista delle prossime amministrative e delle politiche. E ne daremo comunque un primo assaggio nel prossimo numero del nostro settimanale. domestico e per i lavori intermittenti. È prevalsa la paura. La paura di un attacco a quel che resta del Jobs Act, l’abolizione dell’art.18. Per “evitare distorsioni”, è la giustificazione ufficiale. Ha vinto il partito della Cgil: fine della “distorsione”. Un passo indietro di vent’anni.
«Parliamo dei veri problemi del lavoro», diceva il giuslavorista Marco Biagi. Parliamo cioè dei percorsi per l’occupabilità delle persone e per l’innovazione delle imprese. Parliamo di inclusione sociale, di come superare gli ostacoli che impediscono l’accesso al lavoro regolare per i più deboli della società.
Parliamo del Fattore Famiglia, l’altro asse portante del welfare di casa nostra. Il Fattore Famiglia non è una concessione. È una scelta di profonda equità. È quel correttore del calcolo Isee che tiene conto dei nuovi fattori finora esclusi, quali il numero dei figli (anche dopo il terzo), la presenza di disabili, di donne in gravidanza e di anziani a carico. Significa accettare l’idea che ogni euro lasciato nelle tasche delle famiglie ha un ritorno in termini di crescita e di sviluppo. Determina un meccanismo virtuoso. È una scelta ancora più efficace rispetto ai voucher e ai bonus.
Insomma “dite qualcosa di politico”. È questo che vorremmo sentire in vista delle prossime amministrative e delle politiche. E ne daremo comunque un primo assaggio nel prossimo numero del nostro settimanale.

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