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I social media sfidano la Chiesa

La nota qualificante della Chiesa, che deriva direttamente dalle parole del Maestro: «Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), è essenzialmente quella dell’annuncio e più in generale della comunicazione. 

Parole chiave: Editoriale (336), Social (32), Media (3), Stefano Origano (128)

La nota qualificante della Chiesa, che deriva direttamente dalle parole del Maestro: «Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), è essenzialmente quella dell’annuncio e più in generale della comunicazione.  Nella complessa situazione odierna, comunicare bene ed efficacemente con uno stile cristiano è una vera e propria arte oltre che un’impresa non alla portata di tutti, specie nella giungla dei social media.
Anche se abbiamo a disposizione strumenti potentissimi per far sentire la nostra voce al mondo intero con un semplice telefonino, questo non ci rende automaticamente comunicatori, tantomeno evangelizzatori. Saper padroneggiare con disinvoltura gli strumenti digitali non è sufficiente: occorre conoscere anche le regole e soprattutto stabilire quali obiettivi si vogliono raggiungere.
Ma prima ancora di mettersi al lavoro per pianificare con rigore tutto questo, vale la pena liberarsi da alcuni pregiudizi. Per esempio quello secondo cui i social sono mondi virtuali finti, dove si perde tempo e basta. Questa è una critica che i genitori rivolgono ai figli pensando di proteggerli. Ci piace credere che siano delle trappole che distruggono le relazioni oppure dei vomitatoi dove si riversano le peggiori manifestazioni umane; in realtà sono uno specchio che svela quello che siamo e che fino ad ora abbiamo tenuto nascosto. O si perde tempo o è negativo, si crede, mentre invece è un luogo e va abitato.
Si può vivere anche senza social, come si può vivere anche senza lavatrice o senza automobile, però lì si incontrano le persone. I pericoli e le insidie di questo “luogo” sono sotto gli occhi di tutti: l’appiattimento della personalità, la regressione delle capacità riflessive fino all’analfabetismo funzionale, per non parlare della distorsione cognitiva e via dicendo. Detto questo, possiamo scappare o accettare la sfida di esserci, ma come cristiani: cioè non come coloro che cercano una platea per essere ammirati, ma come testimoni di un Altro. La qualità della relazione in questi ambiti non dipende dal numero di followers, ma dalla capacità di esprimere in modo breve e attraente anche contenuti forti.
C’è un altro caposaldo culturale che viene messo in crisi con l’avvento dei social media: il principio secondo cui gli adulti insegnano alle nuove generazioni e trasmettono i saperi. Oggi non è più così, la conoscenza è sottratta al mondo degli adulti che devono ridefinire il proprio ruolo educativo che rimane fondamentale.
È un luogo abitabile, ma con una voce e uno stile speciali.

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