Editoriale
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Grazie presidente

Il 3 febbraio concluderà ufficialmente il suo ruolo (termine da lui usato nel discorso di fine anno che, diversamente da mandato, non si presta ad essere specificato da aggettivi numerali ordinali: primo, secondo…)

Parole chiave: Presidente della Repubblica (4), Sergio Mattarella (7), Italia (18), Editoriale (310)

Il 3 febbraio concluderà ufficialmente il suo ruolo (termine da lui usato nel discorso di fine anno che, diversamente da mandato, non si presta ad essere specificato da aggettivi numerali ordinali: primo, secondo…). Quello svolto in questi sette anni alla presidenza della Repubblica da Sergio Mattarella è stato all’insegna del garbo, della pacatezza e della chiarezza. Mai un’espressione sopra le righe, ma al tempo stesso nessun atteggiamento che manifestasse distacco o senso di superiorità, bensì partecipazione e vicinanza alle gioie e ai dolori degli italiani, anche e soprattutto durante questo tempo di pandemia non ancora concluso. Uno stile che la grande maggioranza dei cittadini ha apprezzato, come dimostrano i sei minuti di ovazione tributatigli lo scorso 7 dicembre in occasione della prima alla Scala di Milano.
Il suo messaggio di fine anno agli italiani è stato un invito in primis ai giovani a pensare positivo, a non scoraggiarsi nei momenti di difficoltà e di fatica che pure ci sono, a guardare al futuro con fiducia. Troppo spesso infatti ci è dato di riscontrare un disfattismo pervasivo, unito all’incapacità di cogliere e apprezzare il tanto bene che – spesso in modo silenzioso eppure efficace – come sostrato diffuso attraversa la penisola. Il capo dello Stato ha ringraziato gli italiani «per aver mostrato, a più riprese, il volto autentico» del Paese: «quello laborioso, creativo e solidale». «Ho percepito accanto a me – ha evidenziato il presidente – l’aspirazione diffusa degli italiani a essere una vera comunità, con un senso di solidarietà che precede, e affianca, le molteplici differenze di idee e di interessi».
Occorre però mantenere vivo il senso della responsabilità personale perché «il destino dell’Italia dipende anche da ciascuno di noi». Da qui la sottolineatura che «dalle difficoltà si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria». Insomma, mentre molti rivendicano a ogni piè sospinto nuovi diritti, non va dimenticato che ciascun cittadino contribuisce al bene del Paese compiendo i propri doveri.
Nell’unirci al grazie dell’Italia al suo presidente, ricordando anche il messaggio augurale che nel maggio 2016 ci inviò per il 70° anniversario del nostro giornale, auspichiamo che il successore – uomo o donna che sia – ne erediti lo spirito di servizio super partes per il bene comune, che è «bene di tutti e di ciascuno».

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