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Fare i compiti: un compito da giocarsi meglio

Chissà se qualche associazione studentesca organizzerà mai uno sciopero contro i professori, a sostegno del ministro Bussetti?

Parole chiave: Bussetti (1), Editoriale (335), Alberto Margoni (64), Istruzione (9), Compiti (2), Vacanze (10)

Chissà se qualche associazione studentesca organizzerà mai uno sciopero contro i professori, a sostegno del ministro Bussetti? Il responsabile del dicastero della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca nei giorni scorsi ha invitato i docenti «a considerare il bisogno di riposo degli studenti e delle loro famiglie – come riporta La Stampa in un’intervista – limitando, se possibile, il carico dei compiti durante le vacanze per permettere a tutti di godersi le festività in famiglia», per ricaricarsi, per divertirsi, «ma anche per coltivare in modo autonomo la crescita personale».
Quello sull’impegno dello studio extrascolastico assegnato agli studenti è un dibattito che periodicamente ritorna in auge, senza peraltro realistiche possibilità di soluzione, nonostante gli auspici ministeriali. Soprattutto laddove gli insegnanti nella classe sono numerosi, quindi nella scuola secondaria, ognuno imporrà la sua dose di esercizi e di pagine da studiare, ritenendo la propria materia fondamentale (quale non lo è?), e ben difficilmente qualche docente sarà disposto a rinunce che poi rischia di trovarsi a scontare con studenti i quali, una volta tornati tra i banchi, non ricordano nulla di quanto fatto nei tre mesi precedenti. Sull’altra parte della barricata, oltre ai ragazzi, stanno anche i genitori i quali si lamentano per la difficoltà di poter trascorrere un fine settimana durante l’anno o qualche giorno nei periodi delle vacanze natalizie e pasquali, in santa pace, senza l’assillo dei compiti.
Si tratta, come sempre, di trovare un giusto equilibrio tra esigenze assolutamente legittime. Da parte dei docenti nel considerare che la propria materia non è l’unica del curriculum scolastico, mentre per gli studenti una buona prospettiva potrebbe essere quella di calendarizzare i compiti delle vacanze: lunedì mattina faccio questo, al pomeriggio quest’altro… tenendo liberi i giorni di festa e una mezza giornata alla settimana, nel caso di impegni imprevisti. Ricordando che alle elementari la maestra (Requiem æternam) ci dava ogni sabato una poesia da imparare a memoria per il lunedì, se fossi un docente di lettere assegnerei pochi compiti, nessun tema, puntando invece sulla lettura di almeno un bel romanzo, utile per ampliare il vocabolario dello studente (in genere assai ridotto) e suscitare – si spera – il piacere della lettura. E richiederei pure ogni giorno la visione di almeno un tg o la lettura di un giornale... cartaceo, naturalmente. Chiedo troppo?

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