Editoriale
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Da Firenze un abbraccio che riscalda

Firenze ha risposto in un modo sorprendente al quinto Convegno ecclesiale nazionale. Entusiasmo nei partecipanti, entusiasmo nei fiorentini. Con la visita e le parole mai scontate di Papa Francesco a impreziosire il tutto.
Non era facile la riuscita di questo convegno, troppo schiacciato tra un sinodo dal tema impegnativo e l’imminente giubileo della misericordia.

Parole chiave: Convegno ecclesiale nazionale (1), Editoriale (336), Beghini Renzo (2), Firenze (1)

Firenze ha risposto in un modo sorprendente al quinto Convegno ecclesiale nazionale. Entusiasmo nei partecipanti, entusiasmo nei fiorentini. Con la visita e le parole mai scontate di Papa Francesco a impreziosire il tutto.
Non era facile la riuscita di questo convegno, troppo schiacciato tra un sinodo dal tema impegnativo e l’imminente giubileo della misericordia.
Non era facile per la città scelta, per ragioni storiche e contingenti. Eppure a sorprenderci ancora una volta nella città culla dell’umanesimo e del rinascimento, la gioia dell’incontro e la passione per l’uomo, per la sua ragione e il suo sentimento.
Dunque il diario di queste giornate è infarcito di cose belle, forti e impreviste.
Innanzitutto la voglia di esserci e di partecipare negli oltre duemila delegati delle diocesi di tutt’Italia: facce belle, sorriso pronto, mille accenti, borse piene di quaderni e appunti.
Sorrisi e pacche sulle spalle dal barista all’edicolante fino al poveretto bloccato dal traffico speciale per la fila di vescovi e convegnisti che attraversano la strada amabilmente conversando.
Un sindaco e un arcivescovo che all’apertura dei lavori, nei loro saluti alle chiese italiane qui rappresentate, hanno dimostrato come sia possibile un dialogo fecondo ed efficace tra il campanile della basilica e la torre comunale. Due istituzioni che hanno fatto del bene comune un terreno fecondo su cui confrontarsi e incontrarsi.
L’atmosfera di impegno e di disponibilità emersa nei molti momenti e nei tavoli di confronto e discussione del convegno.
La spinta irrefrenabile della folla che ha riempito lo stadio Artemio Franchi e tutte le strade della città nella giornata vissuta con il Santo Padre. La spinta altrettanto irrefrenabile delle parole di Francesco sulla chiesa italiana e sul senso del suo pontificato.
Parole che nello stesso tempo rappresentano una bussola e un punto di non ritorno.
Di fronte a una chiesa che Francesco definisce «adulta, antica, solida e copiosa di frutti», ecco l’invito a non fermarsi compiaciuta sulle proprie sicurezze ma a ripartire dall’Ecce homo! Ritornare a contemplare «il volto di un Dio svuotato».
Il santo padre spinge a credere «al genio del cristianesimo italiano» rinnovando atteggiamenti e scelte secondo lo spirito di umiltà, disinteresse e beatitudine. Ribadendo così l’immagine di una chiesa-gregge fatta di pecore e di pastori dallo stesso odore forte ma genuino. Una chiesa che non costruisce muri o frontiere ma lieta e madre abita le mille piazze del nostro Paese.
Insomma da Firenze affiora una chiesa-popolo consapevole di essere una proposta umanizzante universale perché l’uomo Gesù che ha incontrato e toccato ha la stessa carne dell’umanità. Questo l’abbraccio che ci si porta a casa da Firenze.

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