Editoriale
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Ciao, Roberto Grazie per averci fatto sorridere

Il rinvio della stagione teatrale della Barcaccia, la storica compagnia teatrale che di fatto si identificava con lui, ci aveva fatto pensar male...

Parole chiave: Editoriale (209), Alberto Margoni (54), Roberto Puliero (189), Morte (9)

Il rinvio della stagione teatrale della Barcaccia, la storica compagnia teatrale che di fatto si identificava con lui, ci aveva fatto pensar male. Ma le poesie per la rubrica “No gh’è verso...” che dal 6 ottobre 2013 teneva su Verona Fedele continuavano ad arrivarci puntuali ogni lunedì mattina, battute con la macchina da scrivere e inviate via fax da una tabaccheria vicino casa. «Ma no, dai, forse la frattura di un arto gli impedisce di calcare le scene! – ci dicevamo in redazione –. Ritornerà più brillante e arguto di prima». E invece lunedì scorso una telefonata ci ha avvertito che questa settimana la poesia dialettale in rima non sarebbe arrivata. Abbiamo capito che la situazione era ben più grave di una gamba rotta. L’indomani l’annuncio che non avremmo mai voluto leggere: Roberto Puliero è morto. Aveva 73 anni. Insegnante di lettere, attore, regista di lungo corso, ha impersonato e imitato decine e decine di personaggi – veri o di fantasia – del mondo della politica, dello sport... come pure semplici cittadini, lavoratori, tifosi. Chi non ricorda il mitico “Don Bortolon, parroco di Cavaion”? Sul palco e in tv era un vero istrione. Ma soprattutto Puliero è entrato e resterà per sempre nella storia cittadina per le radiocronache del Verona, in particolare quelle che su Radio Adige hanno narrato nel 1985 il campionato dello scudetto dell’Hellas, con quel suo inimitabile grido: «Rèteeeeeeeeeee, alé, alé, alé, bum, bum, bum, viva, viva, viva». Ma Roberto Puliero era anzitutto uomo di lettere e di cultura. Tutt’altro rispetto ai personaggi simpatici ma sconclusionati, vere e proprie maschere se non macchiette, che era solito interpretare. Di persona era molto cortese, ci chiese una volta se ritenevamo adeguate le sue poesie, disponibile a mettersi in discussione, se necessario. Non utilizzava social, nuove tecnologie. Per contattarlo bastava chiamare un numero fisso al quale rispondeva di persona.
Nell’esprimere il nostro vivo cordoglio e il grazie riconoscente per la preziosa collaborazione offerta al giornale in questi anni (sappiamo di lettori che erano soliti ritagliare e conservare le sue poesie), rivolgiamo ai suoi familiari le più sentite condoglianze e lo affidiamo al Signore ricordandolo nella preghiera. Ma ci piace anche immaginare che nella vita che non ha fine abbia già iniziato a far ridere qualcuno, come per tanti anni ha fatto qui nella sua Verona che in questi giorni lo ha commemorato grata e commossa.­­

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