Editoriale
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Bentornata, cara educazione civica

Nei giorni scorsi la Camera ha approvato una proposta di legge per reintrodurre in tutta la scuola dell’obbligo l’insegnamento di Educazione civica con un insegnante, un voto in pagella e una valutazione finale...

Parole chiave: Educazione civica (2), Editoriale (337)

Nei giorni scorsi la Camera ha approvato una proposta di legge per reintrodurre in tutta la scuola dell’obbligo l’insegnamento di Educazione civica con un insegnante, un voto in pagella e una valutazione finale. È una storia alquanto tormentata, quella di questa materia, che ha visto nel corso degli anni diverse formule e denominazioni, ma mai una reale considerazione. Credo che se andassi in cerca in soffitta, troverei ancora il piccolo testo di educazione civica che mi fecero acquistare durante le medie e che non abbiamo mai aperto. «Soldi buttati», direbbe mio padre, che per farmi studiare ha fatto non pochi sacrifici. Ma adesso finalmente, forse, avremo una nuova generazione di cittadini italiani che conoscono la nostra Costituzione e sono educati anche alla sostenibilità e al rispetto civico. Il piano infatti prevede una serie di iniziative che coinvolgono pure i Comuni; non solo, ma anche altri soggetti del volontariato e del terzo settore. Naturalmente gli studenti e la collaborazione delle famiglie sono messi in cima all’elenco delle buone intenzioni. E così si chiude il capitolo “Buona scuola” di renziana memoria e se ne apre uno nuovo.
Su questa nuova ora di insegnamento si concentrano molte attese, ma non vorrei che l’elefante finisse per partorire il classico topolino. Naturalmente per limitare i costi saranno i docenti che già insegnano materie giuridiche ed economiche a essere impegnati nel nuovo insegnamento.
Che ci sia un bisogno urgente di nuovi cittadini “non idioti”, come li definiva Platone, è del tutto evidente ogni volta che apriamo una pagina di cronaca, perché l’idiota è colui che è concentrato esclusivamente sulla sua individualità: colui che non partecipa alla vita politica. Questa è la vera minaccia della democrazia.
Siamo cittadini, come abbiamo sentito a più riprese durante le manifestazioni del Festival Biblico, quando abbiamo il coraggio di metterci in gioco e mettiamo in pratica stili di vita che migliorano la qualità della vita per tutti. Quando consideriamo nostro il territorio in cui viviamo, ma non nel senso di “mio”, ma proprio di “nostro” in una reciproca appartenenza. Magari anche cittadini pensanti e non solo consumatori che si accontentano che a pensare “ci pensi qualcun altro”.
Un’ora in più di scuola potrebbe sembrare un po’ poco, ma è sempre meglio di niente. L’importante è che tutto non si riduca a un inutile ulteriore testo scolastico da portare avanti e indietro, come in passato.

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