Editoriale

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Realizzare un’infrastruttura pubblica non è come fare una torta, nella quale se ci metti un po’ più di farina o poco burro verrà meno buona, ma al limite, se non la intingi nel caffelatte a colazione o la trasformi con qualche altro ingrediente in qualcosa di più gradevole, la butti via o la dai alle galline. Così pure se non controlli il tempo di cottura nel forno ne uscirà bruciacchiata...

Capita di incrociarli in questo periodo girando nel centro storico di Verona, uno dei più appetiti dalle scolaresche. I più vispi sono i ragazzini di elementari e medie, spesso con il loro bel block-notes in mano, impegnati a prendere appunti di quanto gli insegnanti vanno dicendo. I più allucinati sembrano invece gli studenti delle superiori i quali, reduci da notti brave in qualche hotel, riescono a fatica a tener aperta mezza palpebra, opportunamente occultata dietro gli occhiali a specchio...

Sono troppi tre mesi di vacanze estive per gli studenti italiani? L’annoso tormentone si ripropone a scadenze periodiche, aprendo l’immancabile dibattito tra favorevoli e contrari. Anche perché le esigenze alle quali ottemperare sono molteplici: dai genitori entrambi lavoratori che vorrebbero sempre avere i figli parcheggiati in qualche luogo sicuro (e la scuola lo è, sebbene considerarla alla stregua di un parcheggio sia un insulto), agli stessi ragazzi che invece non vedono l’ora che arrivi l’estate per impiegare il tempo in maniera diversa rispetto al resto dell’anno...

C’è una domanda che sale, essenziale, dal cuore delle persone oneste (ce ne sono ancora tante in giro, a cominciare da chi non ha perso la capacità di indignarsi dinanzi a quanto di negativo accade): è ancora possibile realizzare un’opera pubblica nel nostro Paese senza dover corrompere qualcuno? Non sto pensando necessariamente alle grandi opere, con appalti e subappalti da centinaia di milioni, ma semplicemente a quei lavori medio-piccoli che tuttavia possono risultare essenziali per la vita di un paese.

Tra due mesi si vota per il rinnovo del Consiglio regionale del Veneto e del presidente della Giunta, il cosiddetto “governatore”. Peraltro al momento neppure la data è certa, in quanto domenica 17 maggio, giorno stabilito in un primo momento, è in programma a L’Aquila l’adunata nazionale degli Alpini e questa manifestazione che coinvolge centinaia di migliaia di penne nere, provenienti in gran numero dal Veneto, impedirebbe loro di esercitare il diritto-dovere di voto.

Il cardinale tedesco Walter Kasper in un libro edito dalla Queriniana (Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell’amore) in uscita proprio in questi giorni, indagando gli influssi teologici e culturali del pensiero di papa Francesco, sostiene che “Jorge Mario Bergoglio ha accolto in sé molteplici correnti. Egli, però, non si lascia incasellare in nessuno degli specifici indirizzi di scuola. È uomo dell’incontro e della prassi, contrario a ogni ideologia miope...

Con venti di guerra che spirano a poca distanza dai nostri confini meridionali e dopo aver visto scorrere il sangue di 21 cristiani copti sgozzati in Libia dai jihadisti dello Stato islamico, siamo entrati nel cuore della Quaresima: un tempo di grazia, di rinnovamento per rinfrancare i cuori e per aprirci agli altri, vincendo l’egoismo che porta all’indifferenza.

Da pochi giorni il professor Sergio Mattarella, il dodicesimo presidente della Repubblica Italiana, si è insediato al palazzo del Quirinale, un luogo che egli stesso ha definito «la casa degli italiani e che è bene lo divenga sempre di più». Se il buon giorno si vede dal mattino, è facile pensare che il suo settennato sarà all’insegna dell’assoluto rigore e della massima sobrietà, così come si addice alla più alta carica dello Stato, chiamata nel non facile compito di essere arbitro imparziale e garante della Costituzione.

Qualche anno fa un tale mi disse: «So che l’inferno esiste e non sarei poi così sicuro che sia vuoto, come sostengono alcuni teologi. Di certo saprei io chi mandarci». Queste parole mi sono tornate alla mente più volte nei giorni scorsi dopo le tragiche notizie che hanno avuto come protagonisti dei bambini. Dapprima ragazzine di nemmeno dieci anni imbottite di esplosivo, inviate e fatte esplodere nei mercati della Nigeria da persone senza scrupoli...

«Più ritmo per l’Italia» auspicò il premier Renzi nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. Visto quanto accaduto nei giorni seguenti, verrebbe da pensare che anche a rotoli si può andare con maggiore intensità. L’ultimo dell’anno a Roma sui 904 vigili urbani che avrebbero dovuto essere in servizio (su 6.092 in organico, in pratica un paese con la divisa!), 767 si sono dati assenti, i tre quarti per malattia e 90 senza apparente giustificazione. Insomma, un’epidemia...