Editoriale di Mons. Zenti
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Il Natale ci ricarica di fiducia

Che stia soffiando aria di speranza, proprio no. A livello mondiale. Predomina la paura, l’incertezza, un certo scetticismo. Un po’ tutti ci troviamo abbacchiati come dopo una bufera, anzi, dopo un uragano...

Parole chiave: Editoriale (336), Vescovo (303), Mons. Giuseppe Zenti (282)

Che stia soffiando aria di speranza, proprio no. A livello mondiale. Predomina la paura, l’incertezza, un certo scetticismo. Un po’ tutti ci troviamo abbacchiati come dopo una bufera, anzi, dopo un uragano. Nei tempi di tregua della pandemia, almeno, alcuni manifestano voglia di ripartire pur con le ossa rotte e il fiato corto. Ovviamente non è possibile ripartire senza essere adeguatamente equipaggiati. Non basta il mondo magico e fatato di babbo Natale, del divertimento anche scatenato, terminato il quale ci ritroviamo al punto di partenza come una doccia fredda. E l’equipaggiamento è dato dalle risorse che si mettono in campo. Principalmente, la volontà concorde di farcela; il superamento dell’individualismo autoreferenziale; la determinazione di non lasciare indietro nessuno; la disponibilità ferrea a fare delle fatiche e delle rinunce per il bene di tutti; l’investimento sulla formazione alta dei giovani per farli diventare responsabile forza rigeneratrice del nostro Paese, evitando ogni genere di incentivi che li spingano a cercare fortuna altrove; senso di solidarietà su tutti i fronti. In effetti, la speranza non si nutre di fantasie, desideri, sogni, ma di valori e di energie.
Questo, da parte dell’uomo. In ogni caso, però, all’uomo conviene alzare lo sguardo e tendere le mani a Dio perché ci venga in soccorso. L’uomo da solo, come ci documenta l’esperienza, non ce la fa. È sempre tentato di avvitarsi sul suo egoismo superbo. Provvidenzialmente Dio non cessa di farsi carico delle disavventure dell’umanità. Questo da sempre. Ma in modo inequivocabile dall’Incarnazione del Figlio, nel grembo della vergine Maria. Si è fatto carne umana. Si è preso sulle sue spalle le sconfitte degli uomini di tutti i tempi, tutte causate dal sistema diabolico del peccato, cioè della arrogante e insensata ribellione a Dio. Ha dato la sua vita per l’umanità, per ridonarle permanentemente la speranza, cioè per abilitarla a farcela, a rimettersi in cammino sulla strada della civiltà dell’amore. Di conseguenza, anche se ormai da due anni e questo è il secondo Natale consecutivo, siamo prostrati a terra, alquanto demotivati, a causa della pandemia, con decisione e con fede rinnoviamo la nostra fiducia incondizionata nella presenza da protagonista del Figlio di Dio fatto uomo che fa vita con noi. Gli stiamo immensamente a cuore. Lui affronta con noi e in noi tutte le drammatiche conseguenze della pandemia, che, di certo, non ha causato Lui, ma l’insensatezza e l’irresponsabilità dell’uomo. È anche questa una croce e, se la porta sulle sue spalle, non può che esserci di conforto. Lui, di fatto, è la nostra speranza. Accogliendolo nel nostro cuore, specialmente nella celebrazione liturgica della Messa del Natale, siamo davvero in grado di ripartire. Umili, ma a testa alta. Fiduciosi. Non siamo soli in questa impresa titanica. Il Verbo di Dio, fatto uomo, è tutto dalla nostra parte. Buon Natale a tutti, soprattutto alle famiglie, ai giovani, agli ammalati e infermi, agli ospiti delle case di riposo, a chi è ridotto in povertà e miseria, ai più sfiduciati.

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