Condiscepoli di Agostino
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La storia riletta nella prospettiva delle due città

Nel passare dai libri 11-14 ai libri 15-18, Agostino cambia prospettiva. Nei libri 11-14 aveva affrontato l’argomento del confronto tra le due città, quella di Dio e quella terrena dal punto di vista della loro specifica natura

Parole chiave: La città di Dio (66), Sant'Agostino (136), Mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242)

Nel passare dai libri 11-14 ai libri 15-18, Agostino cambia prospettiva. Nei libri 11-14 aveva affrontato l’argomento del confronto tra le due città, quella di Dio e quella terrena dal punto di vista della loro specifica natura. E l’aveva individuata nella superbia per la città terrena e nell’umiltà per la città di Dio. Nei libri invece dal 15 al 18 Agostino prende in considerazione lo sviluppo storico delle due città, considerandole dentro gli eventi della storia, nella quale di fatto l’uomo esercita la sua libertà. Di qui il confronto tra la storia sacra, la cui esegesi e la cui ermeneutica risentiva dei criteri del tempo, e quella profana. Agostino segue il percorso della storia esponendo il confronto tra le due città, dall’inizio dell’umanità fino alla venuta di Cristo, attraverso la rivisitazione dei grandi avvenimenti del passato. Con geniale intuito, intravvede nelle vicende del Vecchio Testamento una sorta di preistoria della Chiesa, manifestata attraverso le possibili prefigurazioni, fino a lumeggiare la figura del Messia che instaura il suo nuovo regno nel suo essere nuovo sacerdote. Interessante la tecnica usata da Agostino nel rilevare personaggi di spicco, che fanno da giro di boa degli eventi. Abramo, che presenta in lungo e in largo. Il vertice dei quattro libri è il libro XVIII, dove il confronto tra le due città nella loro evoluzione storica si fa più serrato, soprattutto sul grado di incivilimento che ognuna è riuscita a realizzare. Raccoglieremo dai quattro libri solo ciò che merita attenzione per l’oggi, mentre sono una miniera di avvenimenti interessanti dal punto di vista storico, capaci di suscitare una certa curiosità.
Su uno sfondo simbolico allegorico, a lui assai caro, Agostino nel libro quindicesimo narra le vicende del genere umano da Caino e Abele fino al diluvio. Confronta anzitutto il comportamento di Caino, fondatore della prima città terrena, e quello di Seth e delle loro discendenze. Agostino si sofferma sul significato della longevità dei patriarchi, grazie anche alla comparazione fatta sulle varie versioni della Bibbia, di cui Agostino predilige quella dei Settanta. Parla poi delle parentele che ne conseguono. Mette in evidenza la genealogia di Caino che si interrompe con Lamech. Infine, affronta un complesso problema che riguarda i matrimoni tra i figli di Dio e le figlie avvenenti degli uomini. Conclude con l’ira di Dio e il diluvio. Come fa spesso, Agostino premette ai prossimi quattro libri, una sorta di sintesi del lavoro precedente. Eccone gli spunti. Molti scrittori hanno affrontato il tema dei progenitori nel paradiso terrestre. Lo ha fatto anche Agostino, attingendo dalla Sacra Scrittura. Egli avverte l’incompiutezza del suo intervento. Varie questioni potevano essere ampliate, ma né l’estensione dell’opera, né il tempo a lui a disposizione lo consentivano: “Di tempo non ne abbiamo così largamente a disposizione quanto sarebbe opportuno per soffermarmi in tutte le questioni, che possono ricercare gli oziosi e gli scrupolosi, più preparati ad interrogare che capaci di capire” (De civ. Dei, XV, 1.1). Si mostra convinto di aver trattato con sufficiente ampiezza e profondità la problematica complessa dell’origine del mondo, dell’anima e del genere umano “che abbiamo distribuito in due generi, uno costituito da coloro che vivono secondo l’uomo, l’altro costituito da coloro che vivono secondo Dio. Le denominiamo misticamente due città, cioè due società degli uomini, di cui una è predestinata in eterno a regnare con Dio, l’altra a subire in eterno il supplizio con il diavolo” (Ivi). Agostino decide pertanto di proseguire l’opera affrontando il tema dell’“excursus” (svolgimento) della storia umana da Adamo ed Eva, “i due che cominciarono a generare” (Ivi) fino a che “gli uomini cesseranno di generare” (Ivi).

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