Condiscepoli di Agostino
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La santità richiede ascolto di Dio

Tutte le riflessioni sul discernimento spirituale portano all’ascolto di Dio in tutti i momenti: “Il discernimento è necessario non solo in momenti straordinari, o quando bisogna risolvere problemi gravi, oppure quando si deve prendere una decisione cruciale.

Parole chiave: Gaudete et exsultate (17), Mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242)

Tutte le riflessioni sul discernimento spirituale portano all’ascolto di Dio in tutti i momenti: “Il discernimento è necessario non solo in momenti straordinari, o quando bisogna risolvere problemi gravi, oppure quando si deve prendere una decisione cruciale. È uno strumento di lotta per seguire meglio il Signore” (Ge 169). Perciò il Papa prosegue suggerendo di mettersi in ascolto dialogico con Dio: “Pertanto chiedo a tutti i cristiani di non tralasciare di fare ogni giorno, in un dialogo con il Signore che ci ama, un sincero esame di coscienza. Al tempo stesso, il discernimento ci conduce a riconoscere i mezzi concreti che il Signore predispone nel suo misterioso piano di amore, perché non ci fermiamo solo alle buone intenzioni” (ivi). Papa Francesco insiste sul fatto che il discernimento è effetto di tante componenti anche umane, ma in definitiva non può che fare riferimento alla grazia di Dio: “È vero che il discernimento spirituale non esclude gli apporti delle sapienze umane, esistenziali, psicologiche, sociologiche e morali. Però le trascende. E neppure gli bastano le sagge norme della Chiesa. Ricordiamo sempre che il discernimento è una grazia. Anche se include la ragione e la prudenza, le supera, perché si tratta di intravedere il mistero del progetto unico e irrepetibile che Dio ha per ciascuno e che si realizza in mezzo ai più svariati contesti e limiti” (Ge 170). E prosegue: “È in gioco il senso della mia vita davanti al Padre che mi conosce e mi ama, quello vero per il quale io possa dare la mia esistenza e che nessuno conosce meglio di Lui” (ivi). E conclude affermando che il Padre ne fa dono agli umili (cfr ivi).
Ma il clima che garantisce il senso vero del discernimento è la preghiera: “non è possibile prescindere dal silenzio della preghiera prolungata per percepire meglio quel linguaggio, per interpretare il significato reale delle ispirazioni che pensiamo di aver ricevuto” (Ge 171). Una ulteriore precisazione aggiunge il Papa a proposito del rapporto tra discernimento e preghiera. Riguarda l’ascolto della fede: “Occorre ricordare che il discernimento orante richiede di partire da una disposizione ad ascoltare: il Signore, gli altri, la realtà stessa che sempre ci interpella in nuovi modi” (Ge 172). E aggiunge una precisazione interessante che connette l’ascolto con la libertà interiore: “Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente, alle proprie abitudini, ai propri schemi. Così è realmente disponibile ad accogliere una chiamata che rompe le sue sicurezze” (ivi).
Andando verso la conclusione della sua Esortazione apostolica papa Francesco ricorda il nesso tra discernimento, Vangelo e magistero: “Tale atteggiamento di ascolto implica, naturalmente, obbedienza al Vangelo come ultimo criterio, ma anche al Magistero che lo custodisce … Non si tratta di applicare ricette o di ripetere il passato […] Il discernimento degli spiriti ci libera dalla rigidità che non ha spazio davanti al perenne oggi del Risorto” (Ge 173). Ma un discernimento secondo Dio ha bisogno dei tempi lunghi della pazienza di Dio (Cfr Ge 174). E, prima di rivolgere una preghiera filiale a Maria “la santa tra i santi, la più benedetta” (Ge 176), papa Francesco, con un colpo d’ala, ci proietta sull’orizzonte di Dio: “Colui che chiede tutto dà anche tutto, e non vuole entrare in noi per mutilare o indebolire, ma per dare pienezza. Questo ci fa vedere che il discernimento non è un’autoanalisi presuntuosa, una introspezione egoista, ma una vera uscita da noi stessi verso il mistero di Dio, che ci aiuta a vivere la missione alla quale ci ha chiamato per il bene dei fratelli” (Ge 175).

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