Condiscepoli di Agostino
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La pastorale del dopo celebrazione del matrimonio

L’accompagnamento degli sposi non è meno importante di quello dei fidanzati (cf AL 217). Inizia l’avventura che vede gli sposi stessi come protagonisti di un progetto da realizzare insieme, da padroni della propria storia su una traiettoria irrevocabile (cf AL 218). È il tempo della caduta delle illusioni e delle pretese che il coniuge sia perfetto, cioè in perfetta sintonia con i propri desideri. È il tempo dell’esercizio della “pazienza, comprensione, tolleranza e generosità” (ivi), e del sì come inizio di un itinerario compiuto nel confronto e nel dialogo (cf ivi)...

Parole chiave: Pastorale (27), Amoris Laetitia (21), Matrimonio (5), mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242)

L’accompagnamento degli sposi non è meno importante di quello dei fidanzati (cf AL 217). Inizia l’avventura che vede gli sposi stessi come protagonisti di un progetto da realizzare insieme, da padroni della propria storia su una traiettoria irrevocabile (cf AL 218). È il tempo della caduta delle illusioni e delle pretese che il coniuge sia perfetto, cioè in perfetta sintonia con i propri desideri. È il tempo dell’esercizio della “pazienza, comprensione, tolleranza e generosità” (ivi), e del sì come inizio di un itinerario compiuto nel confronto e nel dialogo (cf ivi). E se è pur vero che “l’acqua stagnante si corrompe” (AL 219), di conseguenza occorre tenere desta la speranza “che fa guardare oltre le contraddizioni, i conflitti, le contingenze” (ivi). Così, poco alla volta l’altro viene sentito come parte della propria vita. Anzi, “si passa al gusto della reciproca appartenenza, poi alla comprensione della vita intera come progetto di entrambi, alla capacità di porre la felicità dell’altro al di sopra delle proprie necessità” (AL 220). Va da sé che “la maturazione dell’amore implica anche imparare a ‘negoziare’ [...] [come] esercizio dell’amore vicendevole, perché questa negoziazione è un intreccio di reciproche offerte e rinunce per il bene della famiglia […] in modo che non ci siano vincitori e vinti, ma che vincano entrambi. In casa le decisioni non si prendono unilateralmente, e i due condividono la responsabilità per la famiglia” (ivi).
L’Esortazione invita i coniugi a tenere i piedi per terra, ricordando loro che “una delle cause che portano alla rottura del matrimonio è avere aspettative troppo alte riguardo alla vita coniugale” (AL 221), la quale vita coniugale nei fatti è invece molto terra terra. Di conseguenza, di fronte alle difficoltà non si ricorre subito alla separazione. Occorre il coraggio di aiutarsi a diventare più uomo e più donna, proprio passando attraverso il travaglio della vita coniugale e familiare. Come di consueto, Papa Francesco ricorre alle metafore per spiegarsi meglio: “L’amore è artigianale” (ivi), nel senso che di giorno in giorno ci si modella reciprocamente a maturare il meglio della propria identità. Dunque è il tempo della scoperta della reciproca identità, attraverso una sorta di reciproca sorpresa (cf ivi).
Non poteva mancare l’esplicito riferimento alla paternità e maternità responsabile, in conformità all’Enciclica Humanae vitae e all’Esortazione apostolica Familiaris consortio, che invitano gli sposi ad andare contro corrente, affidando alla loro responsabilità, intessuta di dialogo consensuale, la decisione finale, sempre comunque sotto il segno della generosità possibile (cf AL 222). Di conseguenza “il ricorso ai metodi fondati sui ‘ritmi naturali di fecondità’ andrà incoraggiato. Si metterà in luce che ‘questi metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano la tenerezza fra di loro e favoriscono l’educazione di una libertà autentica’” (ivi).
Essendo i primi anni di matrimonio un periodo vitale e delicato, l’Esortazione suggerisce l’accompagnamento di coppie di sposi con esperienza, la formazione alla preghiera e alla partecipazione all’Eucaristia domenicale, con forte richiamo alla vita di famiglia (cf AL 223). È questione di tempi da strappare ai ritmi frenetici della quotidianità e da riservare all’intimità coniugale (cf AL 224). Interessante e un po’ inedito: “È buona cosa darsi sempre un bacio al mattino, benedirsi tutte le sere, aspettare l’altro e accoglierlo quando arriva, uscire qualche volta insieme, condividere le faccende domestiche” (AL 226). Da parte dei preti occorre grande disponibilità alla Confessione, alla direzione spirituale e ai ritiri spirituali. Inoltre occorre favorire spazi settimanali di preghiera familiare, perché “la famiglia che prega unita resta unita” (AL 227). Occorre infine cogliere a volo certe circostanze propizie per riallacciare i rapporti, come i battesimi, le prime comunioni, le cresime, i matrimoni, i funerali, offrendo loro qualche cosa di molto significativo, “piuttosto che ridursi ad essere una fabbrica di corsi ai quali pochi assistono” (AL 230).

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