Condiscepoli di Agostino
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La città di Dio ha una sola legge: la carità fraterna

Il tema della carità fraterna è uno dei più insistentemente richiamati da Agostino, in tutte le sue opere, specialmente negli interventi omiletici rivolti ai fedeli.

Parole chiave: Condiscepoli (99), Zenti (32), Sant'Agostino (135)

Il tema della carità fraterna è uno dei più insistentemente richiamati da Agostino, in tutte le sue opere, specialmente negli interventi omiletici rivolti ai fedeli. Per esperienza conosceva bene le difficoltà che esistevano nella sua Chiesa nei confronti della pratica della carità fraterna. E perciò ne parlava in tutti i modi e in ogni circostanza, convinto come era che essa è la legge fondamentale per la Chiesa, da lui considerata come la Città della carità fraterna, che vive dell’amore di Dio: “Qual è la città di Dio se non la santa Chiesa? E i molti che sono pieni di carità formano una città per Dio. Sii in essa, e Dio non sarà fuori di te”.
La città, di cui siamo partecipi per il Battesimo, le cui porte sono aperte anche ai pagani che si convertono, ha come re la verità, come legge la carità, come durata l’eternità: “Ringraziamo il Signore Dio nostro, che contro questi mali ci ha inviato un aiuto singolare. Dove non ci porterebbe, chi non travolgerebbe, in quale abisso non ci sommergerebbe codesto torrente dell’orrenda malvagità del genere umano, se la Croce di Cristo non fosse fissata in modo abbastanza eminente e ferma in un così grande masso di autorità (la Parola di Dio), affinché, afferrato quel legno, possiamo essere stabili, per non venir inghiottiti, dopo esserne stati portati via, dal vasto gorgo di questo mondo, di coloro che ci persuadono male e ci sospingono al male?... Finché siamo esuli sulla terra, se non ci è possibile correggerli (si riferisce ai donatisti che si erano staccati dalla Chiesa), sopportiamo coloro che, senza punire i vizi, vogliono mantenere saldo lo stato. Quello stato che i primi Romani hanno costituito e fatto crescere con le virtù, hanno custodito una certa probità della loro stirpe che potesse essere sufficiente a fondare, far accrescere e conservare la città terrena. Dio, infatti, ha mostrato quanto valore abbiano avuto nel ricchissimo e famosissimo Impero Romano le virtù civili, anche senza la vera religione, in modo che si comprendesse che, una volta aggiunta questa, gli uomini diventano cittadini di un’altra Città, di cui re è la verità, legge la carità, durata l’eternità”.
Chi ha la carità è come una nave o come una cordata di cervi mentre attraversa un braccio di mare: non esita a portare i pesi gli uni degli altri: “Ascolta l’Apostolo: ‘Portate a vicenda i pesi gli uni degli altri e così adempirete la legge di Cristo’. Chi sono coloro che portano i pesi gli uni degli altri, se non coloro che hanno la carità? Coloro che non hanno la carità diventano pesanti gli uni agli altri; coloro invece che hanno la carità si portano a vicenda. Uno ti ha danneggiato, ma ti chiede perdono. Se tu non gli perdoni, non porti il peso di tuo fratello. Se gli perdoni porti su di te un infermo. E se anche tu per caso cadrai in qualche infermità, è necessario che come tu hai portato lui, anche lui porti te... Si racconta che i cervi, quando attraversano i bracci di mare per recarsi nelle isole lontane in cerca di pascoli, appoggiano le loro teste l’uno sull’altro. E uno solo, quello che sta davanti, porta la testa da solo senza appoggiarla su un altro. Ma quando anche lui è stanco, si stacca dalla parte anteriore (della fila) e ritorna indietro, per poter anche lui riposarsi su un altro. In tal modo tutti portano i loro pesi e giungono alla meta desiderata senza subire naufragio, perché per loro l’amore è come una nave”.

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