Condiscepoli di Agostino
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Giovani con la voglia di vivere e di sperimentare

Nella sua esortazione Christus vivit, papa Francesco riconosce che i giovani sono desiderosi e bramosi di vivere il presente, sfruttando al massimo le sue possibilità. Nello stesso tempo intercetta in loro anche una voglia di futuro (Cfr CV 144)...

Parole chiave: Mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242), Christus Vivit (10), Papa Francesco (97)

Nella sua esortazione Christus vivit, papa Francesco riconosce che i giovani sono desiderosi e bramosi di vivere il presente, sfruttando al massimo le sue possibilità. Nello stesso tempo intercetta in loro anche una voglia di futuro (Cfr CV 144). E, facendo proprio un testo del libro del Siracide e uno del Qoelet, evidenzia la positività del fatto che i giovani sappiano vivere il loro presente, precisando che Dio vuole l’uomo felice: “Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene... Non privarti di un giorno felice... Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Caccia la malinconia dal tuo cuore” (CV 145). Certo, queste espressioni non vanno interpretate nel senso in cui intendevano gli Epicurei, i quali pensavano alla vita come occasione di puro piacere, ma nel senso di saper cogliere la stagione della giovinezza come luogo in cui vivere da giovani, carichi di gioia e di speranza, pur nel travaglio che caratterizza ogni esistenza umana, prendendo consapevolezza che tutto, ogni motivo di gioia, piccolo o grande, è dono di Dio. “Si tratta – osserva il Papa – di saper aprire gli occhi e soffermarti per vivere pienamente e con gratitudine ogni piccolo dono della vita”, pur senza essere ossessionati da piaceri senza fine (CV 146). Il che induce a pensare alla giovinezza come la stagione della gioia, non della ricerca spasimante del solo piacere nei suoi vari aspetti.
Il presente dunque va vissuto dai giovani come il tempo a loro affidato da Dio, senza mai lasciarsi andare alla “dissolutezza irresponsabile che ci lascia vuoti e sempre insoddisfatti” (CV 147). È il tempo nel quale giorno per giorno affidarsi alla Provvidenza di Dio che mai ci abbandona, come ci ricorda il Vangelo: “Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena (Mt 6,34)”. Dunque, è necessario che i giovani vivano “pienamente il presente, usando le energie per cose buone, coltivando la fraternità, seguendo Gesù e apprezzando ogni piccola gioia della vita come un dono dell’amore di Dio” (Ivi).
A questo punto, quasi a sorpresa, ma con l’intento di far capire cosa significa vivere il presente, senza alienarsi nel futuro, papa Francesco cita l’esempio di un grande cardinale, Van Thuan, vietnamita, che a lungo ha sperimentato un campo di concentramento. Egli “scelse di vivere il momento presente riempiendolo d’amore... Afferrò le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario” (CV 148), senza lasciarsi illudere da speranze con scarso fondamento. Perciò il Papa esorta i giovani a tenere uniti in simbiosi l’attenzione al presente e la proiezione sul futuro: “Mentre lotti per realizzare i tuoi sogni, vivi pienamente l’oggi, donalo interamente e riempi di amore ogni momento” (Ivi). Infine il Papa, che non intende illudere i giovani con prospettive trasognanti, ricorda loro che la vita è dura e che non risparmia a nessuno “momenti difficili, che devono essere vissuti a fondo per riuscire ad imparare il loro messaggio” (CV 149). Proprio dove ci si sente abbandonati da Dio, lì Dio è ancor più accanto all’uomo. Per cui anche le sofferenze possono diventare “per molti cristiani luoghi di incontro con Dio” (Ivi). E focalizza l’attenzione sulle persone colpite da disabilità – fisica, psichica e sensoriale – evidenziando le loro singolari abilità che Dio ha comunque concesso loro per essere di stimolo ai cosiddetti normodotati. Di loro fa risaltare le “risorse sorprendenti, inimmaginabili, che talvolta superano quelle comuni” (Ivi).

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