Commento al Vangelo domenicale
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Un annuncio, una chiamata, una missione

3 Domenica del Tempo ordinario (anno B)
Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parole chiave: Parola (13), Vangelo (333), Don Adelino Campedelli (78)

Il Vangelo di questa domenica, che riporta la chiamata di quattro discepoli/ apostoli, può sembrare un doppione del Vangelo della scorsa domenica dove l’evangelista Giovanni riporta pure la chiamata dei primi discepoli e tre dei quali coincidono con quelli del racconto odierno di Marco, ammesso che il discepolo non nominato da Giovanni sia Giovanni stesso, oggi identificato come uno dei figli di Zebedeo.
I due racconti però hanno prospettive diverse: la scorsa domenica era piuttosto la prospettiva di un discepolato che iniziava sotto la guida del Battista e maturava nell’incontro trasformante con Gesù, oggi è invece sottolineata l’iniziativa diretta di Gesù che incontra e chiama e riceve una risposta e un’adesione immediata da parte dei chiamati.
Ma dato che il Vangelo di oggi coincide con l’inizio del Vangelo di Marco, è importante che ci soffermiamo un po’ anche sulle espressioni iniziali dove, attraverso una esposizione sintetica, l’evangelista prepara il seguito; non sono identificati i destinatari della predicazione di Gesù, ma il luogo è la Galilea, una regione di confine dove coesistono giudei e pagani. Questa regione, per l’evangelista Marco, sembra non avere confini, è una regione in cui ciò che è familiare si compenetra con l’estraneo, così che può essere intesa come ogni luogo dove risuona il Vangelo e all’indicazione di un tempo umano (“dopo che Giovanni Battista fu arrestato”) segue e si innesta il tempo divino («Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino») dove l’accento non è posto sul quando ma sull’urgenza di essere pronti di fronte al Regno che si manifesta.
A questo punto ci si sarebbe aspettati un invito a credere per convertirsi, cambiare vita, invece Marco inverte gli inviti – «convertitevi e credete al Vangelo» – perché per l’evangelista una svolta radicale della vita è la condizione necessaria per incontrare Dio e quindi aderire alla Verità che rimette in discussione la nostra esistenza. Il tempo compiuto significa che il Regno ha raggiunto in Gesù la sua pienezza: tutto, dunque, rientra nel disegno di Dio e l’attesa fin qui protrattasi ha raggiunto la risposta.
Il termine “Regno” può riferirsi alla realtà della Chiesa, che però non esaurisce la dimensione della salvezza universale, che resterà sempre misteriosamente più ampia della realtà storica del popolo radunato nella Chiesa la quale si identificherà sempre come un germe del Regno. Il Regno apparirà quindi come una realtà al tempo stesso presente (già qui, non più attesa) e futura (non ancora completamente arrivata), una tensione che rivela l’intento dell’evangelista Marco: dimostrare che il Regno dovrà ancora manifestarsi in tutta la sua potenza, ma è tuttavia presente in Gesù di Nazaret, in cui noi possiamo fin da ora scorgerne i segni e gli effetti.
Nel contesto di questa chiamata generale alla conversione e a credere nel Vangelo, si colloca la chiamata particolare (la vocazione) di due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. I racconti delle due chiamate sono molto simili, contrassegnati da alcuni elementi comuni. Anzitutto l’azione comincia con la sottolineatura che Gesù “vide” i fratelli e poi li chiama con un invito perentorio seguito dalla risposta dei chiamati con la sottolineatura di una parola tanto cara a Marco: “subito” lasciate le reti, lasciato il padre, lo seguirono o andarono dietro a lui.
Notiamo ancora che il tutto avviene in un contesto profano, non sacrale, mentre i personaggi sono intenti al loro lavoro; i chiamati non sono dei poveracci, bensì persone abbienti: hanno un’attività, un lavoro sicuro, quindi sono economicamente tutelati, anche se un trattato rabbinico li considerava impuri, di cattiva reputazione ed esclusi dal culto. In questo modo Gesù comincia a mostrare il suo stile di azione potremmo dire “sovversivo”, perché rompe gli schemi rigidi della società religiosa del suo tempo abolendo gli steccati tra puro e impuro.
La promessa «vi farò diventare pescatori di uomini» infine capovolge l’immagine della pesca da immagine negativa di giudizio e di condanna ad immagine di vita e di salvezza, quasi che volesse dire che con Gesù si potrà respirare aria nuova.
Come sempre il Vangelo proclamato nella celebrazione liturgica è un parola e una chiamata in modo particolare per tutti gli ascoltatori presenti; già abbiamo avuto modo di riflettere approfonditamente sul tema della conversione nel tempo di Avvento: è evidente che non si tratta di una realtà limitata a quel tempo, ma un cristiano si sente sempre chiamato alla conversione, a rivolgere la propria vita verso il Signore, a verificare e correggere l’orientamento fondamentale dell’esistenza.
Non si tratta però solo di correggere elementi negativi, ma la vocazione, come quella dei primi discepoli, è una chiamata a realizzare qualcosa di positivo, a portare frutti per il Regno di Dio. Il cristiano non è solo uno che evita il male ma è soprattutto uno che, con la grazia di Dio, opera il bene per sé e a favore dell’umanità intera.
Quanto ci lasciamo convertire e quanto siamo disposti a diventare operatori di bene per il mondo intero?
Don Adelino Campedelli

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