Commento al Vangelo domenicale
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Umile e alta più che creatura

Luca 1,26-38
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Nei duemila anni di cristianesimo numerosissimi artisti hanno realizzato – spesso coniugando la volontà del committente con la propria fede – affreschi, quadri, mosaici, sculture e altri manufatti, per rappresentare, seguendo i canoni artistici del loro tempo, il cesellato racconto dell’Annunciazione.
Tra le opere più recenti con tale soggetto vi è la scultura lignea di Hermann Josef Runggaldier, realizzata nel 2009 e custodita nella chiesa inferiore di San Fermo Maggiore in Verona. Propone un’insolita composizione dell’incontro, caro a tutte le generazioni di cristiani, tra l’angelo Gabriele e Maria. L’inviato di Dio, collocato a fianco della Vergine e leggermente inchinato, le sussurra la celeste richiesta di diventare la madre del Figlio di Dio. Sono le mani di Maria a decretare la positiva risposta: una è vicina al seno, l’altra si accosta al ventre. Lo scultore documenta in tal modo quanto si realizzerà in lei grazie all’immediato «sì», il più nobile ed eloquente della storia della Salvezza.
Anche questo artista si è ispirato al mirabile racconto dell’evangelista Luca. Questi nel suo “Vangelo dell’infanzia” presenta con uno stile solenne gli annunci della nascita di Giovanni Battista e di Gesù. L’accostamento letterario permette di far risaltare le similitudini e le differenze di contenuto e di significato tra le due narrazioni. La prima avviene nel luogo di culto per eccellenza: il mirabile Tempio di Gerusalemme, durante il momento culminante di una liturgia. Il secondo accade in un insignificante villaggio sperduto della Galilea: Nazareth, la cui popolazione aveva una composizione ibrida e poco ortodossa. I soggetti coinvolti sono Zaccaria, sacerdote integerrimo, nell’annuncio della nascita di Giovanni il precursore, e Maria, una ragazza di un paese e regione fino a quel momento senza rilievo, nell’annuncio della nascita di Gesù.
Entrambi i racconti sono modellati sullo stesso, semplice schema: la presentazione dei personaggi, il messaggio dell’angelo e una conclusione che apre spazi nuovi per la realizzazione della Salvezza.
La scena dell’Annunciazione è dominata dall’inatteso messaggio dell’angelo, contenente un soave saluto («Rallegrati, piena di grazia»), un mosaico di riferimenti biblici e la garanzia divina per il nuovo compito salvifico («Il Signore è con te»). A ciò fa da contrappunto il momentaneo turbamento, la domanda di Maria: «come avverrà questo?» e la sua piena disponibilità nella fede al realizzarsi del progetto di Dio: «Ecco la serva del Signore».
Il racconto presenta complessivamente, sullo sfondo delle antiche promesse, l’intenzione di Dio: portare a pienezza la storia di salvezza, in una sorprendente modalità. Ponendosi come serva del Signore, Maria esprime la sua adesione e partecipazione ad un mirabile progetto, grazie al quale verrà celebrata da Dante come “umile e alta più che creatura” (Paradiso, XXXIII, 2). Nel mostrarsi pronta ad accogliere l’intervento di Dio, diviene l’eccellente modello per quanti, riconoscendo Dio presente nella storia, accolgono la sua Parola, trasferendola in progetti di vita e di speranza.

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