Commento al Vangelo domenicale
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Gesù nostra speranza è la fonte dell’amore

Giovanni 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parole chiave: Vangelo (184), Roberto Gremes (9), VI Domenica di Pasqua (2)

Gesù in quell’ultima cena, mentre le forze del male stanno cospirando per scatenarsi contro di lui, dona il meglio di sé. Compie gesti d’amore: lava i piedi ai suoi discepoli; spezza e condivide il suo pane; proferisce parole che come pioggia benefica dissetano cuori assetati. Il messaggio che il Signore ci consegna in questa sesta domenica di Pasqua racchiude in sé un’intensità di sentimento, che ci inonda di pace.
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Gesù si rivolge a dei poveri uomini che lo rinnegheranno, negando di averlo mai conosciuto; apre il suo cuore a dei pusillanimi che fuggiranno, quando la situazione precipiterà. Oggi si rivolge anche a noi, spesso stanchi di seguirlo, perché troppo deboli per prendere sul serio e vivere con fedeltà e convinzione il suo Vangelo, troppo delusi dalle nostre e altrui contraddizioni.
Il Signore non si rassegna, ci conosce nell’intimo, sa che siamo inaffidabili, eppure scommette ancora su di noi, attendendo con animo paziente e fiducioso un nostro segno di adesione libera e gioiosa, una risposta d’amore. L’amore è la chiave che apre la porta del cielo, è la soglia da varcare per incontrare Dio, per intrecciare la nostra storia con la sua eternità.
Gesù si rivolge a ciascuno di noi, dicendoci: «Se avvicinerai il tuo cuore al mio esplorerai nuovi linguaggi: decifrerai i miei sentimenti profondi, comprenderai che i miei comandamenti non sono prigioni, ma spazi sconfinati, orizzonti di libertà. Ritroverai le mie parole disseminate in te e attorno a te: affioreranno dal tuo cuore ogni volta che ti farai dono per il tuo prossimo; ti accarezzeranno come una leggera brezza di primavera nei gesti di generosità dietante persone, che ti terranno per mano. Comprenderai il senso della vita, lo scopo dei tuoi giorni: amare ed essere amato».
Ormai si sta avvicinando l’ora del suo ritorno al Padre: dopo la sua passione, morte e risurrezione ascenderà al cielo. Il Signore annuncia la venuta dello Spirito Santo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità». Lo Spirito è l’energia d’amore che intercorre tra il Padre e il Figlio; è passione incontenibile; è fuoco, che dal nucleo incandescente del cuore di Dio si diffonde e avanza fino a raggiungere il nostro cuore, per diradare i nostri dubbi e liberarci dalla tentazione di gettare la spugna, mantenendo in noi viva ed efficace la parola del Maestro.
Inoltre, aggiunge: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi... In quel giorno voi saprete che io vivo nel Padre mio e voi in me e io in voi». Dunque, non siamo orfani, ci ricorda Gesù. In ogni istante della nostra vita possiamo sperimentare la vicinanza di Dio, che non si separa mai da noi. Il Signore sa che una fede autentica può attecchire, crescere e portare frutto solo se il suo seme è deposto dolcemente in una zolla d’amore: si diventa cristiani nell’incontro con Dio, sperimentando ogni giorno la sua accoglienza incondizionata.
Fin da piccoli impariamo a chiamarlo Padre grazie all’amore dei nostri genitori: vediamo il suo sguardo riflesso nei loro occhi; avvertiamo la sua vicinanza, ascoltando il battito del suo cuore espandersi nei loro abbracci e sentiamo scorrere la sua forza nelle loro mani, che come scudo ci proteggono dai pericoli.
Da giovani ci lasciamo affascinare dagli ideali di Gesù; rimaniamo conquistati dai suoi insegnamenti; sperimentiamo la sua vicinanza: impariamo da lui l’arte di vivere come fratelli e stiamo bene con lui, come con un amico.
Da adulti poi i nostri sentimenti si consolidano e si sedimentano nel nostro cuore: è il momento in cui la nostra comunione con Dio trova stabilità in quelle certezze di fede che orientano le nostre scelte, illuminano le nostre relazioni e trasformano i nostri giorni in una vita riuscita.
Infine, da anziani la fede impreziosisce il nostro tramonto, mentre si manifesta come scoperta quotidiana della bellezza di Dio, della sua prossimità, che ci rivela le sue sembianze, preparandoci al grande incontro, quando entreremo nella sua pace e contempleremo con stupore il suo volto radioso di luce.
Ci appaiono illuminanti, in proposito, le parole di esortazione di san Pietro all’inizio della seconda lettura, quando dice: “Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Gesù è davvero il principio e il termine dei nostri giorni; colui che alimenta la nostra fede; la guida sicura che orienta i nostri passi specialmente nei momenti cruciali della vita; la fonte del nostro amore e di ogni nostra speranza.

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