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Un museo ricorda i tempi di Little Tony e Rita Pavone

A Villafontana di Bovolone spazi e memorabilia dei mitici anni Sessanta

Parole chiave: Anni Sessanta (1), Museo (4), Musica (12)
Un museo ricorda i tempi di Little Tony e Rita Pavone

Il juke box è pronto a far risuonare le note della musica beat. E un manifesto, appeso sulla parete che gli sta dietro, elenca i titoli più venduti dei dischi nella stagione 1965-66. Non è il set di un telefilm ambientato nei “favolosi anni Sessanta”, bensì sono i locali del Museo della musica che il Comune di Bovolone ha recentemente aperto a Villafontana.
In una delle tante ville venete che ancor oggi testimoniano il passato “nobile” di questo territorio (quando le famiglie cittadine avevano in ogni paese delle dimore per amministrare i loro possedimenti in campagna), dopo tre anni si è concretizzato un sogno: quello di riportare in auge un pezzo della storia recente della musica italiana.
Il primo museo di tal genere nel Basso veronese è stato inaugurato da poco con l’allestimento nel parco di villa “Metravich”, meglio nota come Il Cancello, di due manifestazioni, ovvero il “Verona Rock contest” ed il “Verona Beat contest”. Entrambe le competizioni musicali sono state organizzate dall’associazione Musica Viva in collaborazione con “Davvero comunicazione”, Pro loco, Comune e Provincia e sono state dirette, dal punto di vista artistico, da Giò Zampieri.
Una quindicina di gruppi sono saliti sul palco per la competizione beat, tra cui i vecchi complessi che mezzo secolo fa spopolavano nei locali da ballo di tutta la provincia, facendo rivivere ai meno giovani le atmosfere che hanno caratterizzato la loro adolescenza. L’ideale passaggio di testimone tra musicisti di ieri e di oggi è stato sancito, poi, dall’accostamento tra la competizione beat e quella tra le 12 band specializzate in musica rock, tra cui erano presenti molti artisti giovani.
Accanto al duplice evento musicale c’è stato il taglio del nastro del museo vero e proprio, che è pure sede dell’Accademia della musica, patrocinata sempre dal municipio. Nelle stanze al pian terreno della storica villa settecentesca, concessa in uso dai privati al Comune, in un angolo si possono quindi ammirare i costumi originali di uno dei gruppi più in voga tra i ragazzi di mezzo secolo fa, quello dei “Corvi”. In un’altra sala, con un accostamento suggestivo, accanto al juke box degli anni Sessanta è stato posizionato un grammofono dei primi del Novecento, a testimonianza dell’evoluzione tecnologica degli strumenti per la diffusione della musica nei primi 60 anni del secolo scorso. Una teca, poi, racchiude le copertine dei 45 giri più gettonati del periodo.
In un’epoca come quella in cui stiamo vivendo, dove i ragazzi “scaricano” i brani direttamente da internet, fa specie vedere gli apparecchi che fino a qualche decennio fa costituivano l’unico modo per poter ascoltare la musica dei propri artisti preferiti. Al posto di tablet, telefonini e lettori digitali “iPod”, ecco quindi che il museo bovolonese mette in mostra dei dispositivi a dir poco “preistorici”, come le radio d’epoca, il registratore vocale “Geloso” con le caratteristiche bobine di nastro magnetico, le cineprese per i filmini “Super 8” ed i relativi proiettori.
Le pareti dell’esposizione permanente, inoltre, sono state tappezzate di foto-ritratti di artisti musicali, perlopiù in bianco e nero, anche se non mancano le copertine a colori di dischi singoli e riviste dell’epoca. Gli scatti di un tempo, oltre a raffigurare i cantanti più in voga degli anni del “boom economico”, da Mina a Little Tony passando per i Kings, testimoniano anche l’attività dei gruppi di fans che, a differenza di quanto avviene oggi, erano i veri giudici del successo o meno di un cantante e dei brani proposti.
Non a caso, in occasione dell’inaugurazione degli spazi museali, è stata invitata a Villafontana Nadia Bonafini, già segretaria in quegli anni de “La Greffa”, uno dei sodalizi di giovani amanti della musica. Il gruppo aveva sede al bar Bonafini di via Adige, a San Giovanni Lupatoto. «Il nostro club – ha raccontato Bonafini – contava più di 500 aderenti ed era uno dei più grandi d’Italia del genere. È stato per così dire “inventato” dalla cantante Rita Pavone, che allora aveva lanciato l’idea di raggruppare i diversi gruppi giovanili affinché potessero ascoltare in anteprima e giudicare le nuove canzoni proposte. Abbiamo pure organizzato delle serate con artisti e gruppi divenuti celebri. Abbiamo ospitato i Nomadi, Dino e la Cinquetti, solo per citarne alcuni».
L’associazione, in poco tempo, assurse agli onori delle cronache, come testimoniano gli articoli dell’epoca esposti durante l’inaugurazione del museo. «Una rivista specializzata – ha proseguito Bonafini – dedicò un ampio servizio alle nostre attività, fotografando quella che, negli anni Sessanta, era la realtà di una cittadina di provincia come San Giovanni. Dal centro lupatotino hanno mosso i primi passi tanti futuri artisti e uomini di spettacolo, da Claudio Lippi a Little Tony e Giorgio Gaber. Poi, come tutte le avventure, anche il nostro club ha avuto una fine, lasciando in tutti noi degli splendidi ricordi per i bei momenti passati assieme ai cantanti».
Roberto Vivan, consigliere comunale fautore del progetto, dopo aver ringraziato per la collaborazione Claudio Bertolini, ha sottolineato: «Dopo tre anni di attesa è stato finalmente possibile attivare il museo e gli spazi dedicati all’arte musicale degli anni Sessanta e Settanta. Le visite vengono assicurate il mercoledì ed il venerdì, dalle 17 alle 18» (per info: 328. 48.49.328). La struttura, oltre ad una mostra di cimeli del periodo, ospita anche un’accademia. Nei mesi scorsi una quindicina di ragazzi hanno frequentato le lezioni, mentre qualche gruppo ha utilizzato la struttura per le proprie prove.

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