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La meccanica chiede attenzione e... personale

Settore cruciale con problema del reperimento di lavoratori

La meccanica chiede attenzione e... personale

“Più impresa, più lavoro”, parole che si potrebbero tradurre in: “Più crescita economica per l’Italia”. Questo il manifesto lanciato dalla Federazione delle imprese metalmeccaniche – cuore del manifatturiero italiano – in occasione della presentazione dei risultati produttivi relativi al primo semestre 2018. Il settore metalmeccanico da solo genera infatti l’8% del Pil nazionale, quasi il 50% dell’export nazionale e occupa un milione 700mila lavoratori, contribuendo in modo decisivo a fare dell’Italia il secondo Paese manifatturiero in Europa, dopo la Germania.
L’iniziativa vuole essere un richiamo forte al governo di considerare l’impresa ed il lavoro i veri motori dello sviluppo. Non a caso l’appello viene lanciato in un momento in cui, pur continuando la fase espansiva, si registra un rallentamento della velocità di crescita del settore e più in generale dell’intera economia.

Nei primi sei mesi dell’anno, la produzione metalmeccanica ha registrato un incremento del 4,6% rispetto all’analogo periodo del 2017; ma i volumi realizzati risultano ancora inferiori del 22,1% rispetto al periodo pre-recessivo (inizio del 2008).
Sempre nel primo semestre di quest’anno, le esportazioni (pari a circa 113 miliardi di euro) sono aumentate del 3,8% a fronte di un incremento del 5% delle importazioni. Il saldo tra export e import è stato pari a 25 miliardi, così come nel 2017. Per quanto riguarda il lavoro va detto che il ricorso alla Cassa integrazione si è ridotto del 48,1% rispetto l’anno prima, con una crescita moderata di occupati (+0,8%).
La conferma che manca un rapporto organico tra scuola e mondo del lavoro viene da alcuni dati incredibili resi noti dall’indagine. Il 48% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere difficoltà a trovare manodopera sul mercato del lavoro. Tale carenza – e questo è un altro punto che andrebbe meditato – riguarda in ugual misura sia le figure professionali con alta specializzazione che quelle con competenze di tipo tradizionale.
Il settore metalmeccanico a Verona. Nella nostra provincia la presenza delle imprese metalmeccaniche è rilevante per numero, per specializzazione e alti contenuti tecnologici dei macchinari prodotti e per export. Si parla di oltre 4.400 imprese con 37mila addetti, che rappresentano il 40% del numero totale di aziende operanti nel manifatturiero. Nel primo semestre di quest’anno l’export ha raggiunto i 2 miliardi e 341 milioni, con un incremento del 6% rispetto all’analogo periodo del 2017 e con una percentuale a segno positivo quasi doppia di quella nazionale. L’export del settore da solo costituisce il 44% del totale provinciale.
Verona è nella classifica italiana delle “top 10” tra le province esportatrici nelle categorie dei macchinari, delle cisterne e dei radiatori. Significativa anche la dinamica dell’import. Verona risulta essere infatti la prima provincia in Veneto con un valore di oltre 4 miliardi e 900 milioni registrati nel primo semestre dell’anno.

È dunque più che giustificato il manifesto indirizzato al governo che si accinge a predisporre la legge di bilancio 2019, in cui dovranno trovare spazio le misure a sostegno del mondo produttivo. Che cosa chiedono in sintesi gli imprenditori? Maggiore flessibilità per consentire alle aziende di creare più posti di lavoro senza che ciò diventi precarietà; più istruzione e formazione per rispondere alla domanda da parte delle aziende di personale qualificato; più innovazione per ammodernare la struttura produttiva del Paese; più competitività per rispondere e battere la concorrenza internazionale.

In sostanza, di riconfermare anche per il 2019 il pacchetto di sgravi fiscali e di sostegni al piano “industria 4.0” che ha mostrato di essere uno strumento efficace nel favorire l’innovazione e la crescita delle imprese. Per Filippo Girardi, presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Verona, il manifesto vuole essere uno stimolo al governo e agli attori economici in generale ed un invito a non dimenticare che «solo con più imprese possiamo avere più crescita, più lavoro, più benessere». Dal canto suo Renato Della Bella, presidente di Api Verona (Associazione piccole e medie imprese) tempo addietro aveva scritto che è indispensabile “che il governo si concentri innanzitutto nel creare opportunità per le imprese”, e aveva rivendicato con forza “misure concrete a sostegno di tutte le piccole e medie imprese, tra cui quelle veronesi e venete”.
Chissà se il governo recepirà questi appelli traducendoli in misure concrete a sostengo del sistema produttivo. C’è da augurarsi che l’interesse del Paese venga prima di ogni altro, compreso quello elettorale.

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