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Equo, solidale, diverso: il buon commercio tra solidarietà e profitto

Innovativo accordo tra ateneo scaligero e Altromercato

Equo, solidale, diverso: il buon commercio tra solidarietà e profitto

Anche gli economisti credono al dogma della trinità, che declinano nella classica triade: capitalismo-mercato-impresa. Ma perché allora il dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona sta da tempo riservando attenzione anche ad altri temi apparentemente a latere, quali la “responsabilità sociale dell’impresa” e il “commercio equo e solidale”?

«Non possiamo avere – precisa il direttore del Dipartimento, prof. Federico Brunetti – una visione unidimensionale dell’economia che, come ogni entità storica, si modifica continuamente e produce effetti anche indesiderati quali il consumo di risorse irriproducibili, l’inquinamento dell’ambiente, l’allargamento delle disuguaglianze sociali». Dunque, è la conclusione del ragionamento dell’economista, occorre studiare nuovi modelli che pongano al centro l’uomo prima del profitto e la salvaguardia dell’ecosistema prima della produzione ad ogni costo.

Da qui l’idea di tenere all’interno del Polo universitario di Santa Marta una giornata dedicata al commercio equo e solidale. Nei giorni scorsi si sono così confrontati in una serie di dibattiti, seminari, laboratori didattici diversi docenti universitari del dipartimento con i responsabili dell’onlus veronese Altromercato, la più importante organizzazione italiana impegnata nel campo della sostenibilità ambientale, sociale e del commercio equo-solidale.

Qualche numero per dare il senso dell’impegno profuso da Altromercato: 105 soci; 225 botteghe diffuse su tutto il territorio nazionale; oltre 100 cooperative aderenti con 30mila soci; rapporti con 190 organizzazioni di produttori in oltre 40 Paesi del Sud e del Nord del mondo. Gli acquisti effettuati lo scorso anno sono stati pari a 12,3 milioni di euro, con 5,2 milioni di prefinanziamenti ai produttori per consentire loro l’acquisto di materie prime e macchinari. A fronte si è registrato un volume di vendite (zucchero, caffè, cacao, riso, ecc.) di 33,6 milioni. Non solo, ma dal 2011 l’offerta si è arricchita di vari prodotti tipici italiani venduti da cooperative sociali del Sud ma anche del Nord Italia che sono presenti in 1.500 punti vendita della grande distribuzione, in 2mila negozi specializzati.

L‘inaspettata novità, per certi versi clamorosa, che è emersa da questa giornata di lavori è stata però la manifestazione di interesse crescente mostrata dalle aziende tradizionali. «Ciò non deve stupire – spiega il prof. Brunetti – perché questi modelli ad alto valore etico non sono in contrapposizione con l’impresa capitalistica, ma si affiancano ad essa; anzi tra le parti possono scaturire forme di collaborazione proficue per le comunità locali come peraltro dimostra l’esperienza di Altromercato».

Sono state numerose e interessanti le testimonianze di imprenditori e manager ascoltate con attenzione dal folto uditorio. Tra esse quella di Diego Romanini, giovane direttore generale della storica azienda veronese Paluani, impegnata da tempo nella certificazione e tracciabilità delle materie prime usate per i propri prodotti da forno. Romanini ha più volte usato la parola “rispetto” che – ha detto – va assicurato ai consumatori, ai produttori e ai collaboratori. Questa filosofia si traduce nella qualità e nella salubrità delle produzioni e nella valorizzazione, ove disponibili, delle materie prime dei produttori veronesi.

La giornata di lavoro ha mostrato come si stia consolidando un modo nuovo di vedere l’economiada parte di quanti hanno a cuore il futuro del pianeta, la riduzione delle disuguaglianze sociali e il riconoscimento di una equa giustizia distributiva verso le popolazioni terzomondiali. Un grande merito di questo capovolgimento del paradigma economico si deve alla Chiesa, ai missionari e più in generale alle comunità cattoliche.

Al riguardo Cristiano Calvi, presidente di Altromercato dice: «Le ragioni ideali che ci hanno spinto a fondare 30 anni or sono Altromercato sono state diverse. Molti di noi provenivano e provengono da esperienze ecclesiali (da parte mia dalla Caritas e dal mondo scoutistico). Nella nostra attività sono fondamentali i contatti con i missionari cattolici che promuovono e ci aiutano a realizzare importanti progetti di sviluppo. Ci sono poi altre esperienze maturate in ambito civile e politico. La diversità per noi è un valore perché comune è l’obiettivo della nostra attività: mettere al centro l’uomo e la sua dignità riconoscendo un adeguato valore al lavoro di chi produce nei Paesi del Terzo mondo, creando filiere etiche e un commercio più giusto e solidale».

I rapporti tra Università di Verona e Altromercato hanno trovato nell’occasione del Campus un momento importante con la firma di un accordo quadro triennale di collaborazione scientifica che si concretizzerà in una serie di iniziative di studio, di ricerca e di didattica. La lezione più importante che scaturisce da queste esperienze è che “le ferree leggi dell’economia” non sono intoccabili ma che al contrario possono essere cambiate in nome dell’etica, della giustizia sociale, della conservazione del pianeta Terra. Basta che i cittadini-consumatori lo vogliano.

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