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L’Eracle “al femminile” di Emma Dante

Al Teatro Romano si chiude l'Estate teatrale veronese

Parole chiave: Eracle (1), Estate teatrale veronese (1), Teatro Romano (3)
L’Eracle “al femminile” di Emma Dante

L’Estate teatrale veronese si chiude, come nella scorsa stagione, con la tragedia antica: va in scena in due serate, il 14 e 15 settembre alle 21, Eracle di Euripide, prodotto dall’Istituto nazionale del dramma antico, che ritorna dopo un anno al Romano dove aveva rappresentato Sette contro Tebe di Eschilo.
Il percorso iniziato con Eschilo, considerato l’iniziatore della tragedia greca classica, prosegue con Euripide il quale, rispetto al primo, si sofferma maggiormente sulle sofferenze psicologiche dei protagonisti e sui sentimenti, colti nelle loro sfaccettature e nella loro mutevolezza. Euripide dà vita a personaggi che non sono più (o non soltanto) eroi, ma semplici esseri umani, i quali, travolti da forti passioni spesso fatali e in lotta gli uni contro gli altri, si espongono al fallimento e all’autodistruzione.
Fra questi (oltre a Medea che di tali sentimenti è l’emblema e la creatura euripidea per eccellenza), spicca Eracle, che la tradizione ha consacrato come l’eroe invincibile e il simbolo della forza, ma che invece questo dramma ritrae pazzo e sconfitto: «Di Eracle mi interessa la fragilità, perché non è la forza né il potere a renderlo virile. Sono la sua anima e il suo coraggio a fare di lui un essere umano, non certo i suoi muscoli», dichiara la regista, Emma Dante.
Di ritorno dall’ultima fatica che lo aveva visto scendere nell’Ade per liberare Teseo dal cane Cerbero e tolto di mezzo l’usurpatore Lico, Eracle, in un raptus di follia voluto dalla dea Era, sua acerrima nemica, uccide inconsapevolmente moglie e figli. Dall’eccidio, che secondo i canoni classici può essere raccontato e mai rappresentato, è stato risparmiato solo il padre Anfitrione, che leva strazianti grida di dolore dalla reggia di Tebe. L’eroe, destatosi dal torpore in cui è caduto e ritornato in sé, si dispera alla vista dei cadaveri dei suoi cari e vuole uccidersi per lo scellerato, seppur involontario, abominio da lui stesso commesso. Lo distoglierà dal suicidio l’amico Teseo: la pena peggiore sarà per lui sopportare in vita, con coraggio, il peso delle sue stesse colpe.
Il finale conferisce spessore e complessità a Eracle e ne fa un personaggio multiforme e moderno, ma a renderlo più nuovo e originale è questo allestimento che vede muoversi sul palcoscenico esclusivamente attrici: «Un gioco teatrale con regole nuove – aggiunge la regista –, mi allontano dall’antichità delle forme canoniche e invito un cast al femminile a ricoprire tutti i ruoli senza distinzione di genere, così come i Greci giocavano a interpretare le donne in scena».
Cecilia Tomezzoli

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