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Io sono la vite, voi i tralci

Per una Chiesa in cammino. Presentato l'Orizzonte pastorale diocesano venerdì 14 giugno alle 21 in diretta tv su Telepace

Parole chiave: Orizzonte Pastorale (1), Diocesi Verona (4), Rimanere (1), Condividere (1), Gioire (1)
immagine di un vigneto

Non una serie di attività pastorali da svolgere, ma un orizzonte verso il quale camminare con stile sinodale nella prospettiva di una Chiesa missionaria, che non si stanca di annunciare in questo nostro tempo Gesù Cristo morto, risorto, salvatore del mondo, che dona il suo Spirito. È questo l’Orizzonte pastorale della diocesi di Verona per gli anni 2019-2022 dal titolo Io sono la vite, voi i tralci. È stato presentato venerdì 14 giugno alle 21 in diretta tv su Telepace. Ogni anno pastorale sarà scandito da un verbo: rimanere (2019-20), condividere (2020-21), gioire (2021-22). Ne illustriamo in sintesi le peculiarità e i contenuti salienti.

Nel 2016 la nostra Chiesa di Verona si è data un Orizzonte pastorale: “Sale della terra e luce del mondo”, che non muta e rimane davanti a noi. Ogni passo verso di esso svela nuovi colori e nuove possibilità, ma resta davanti, quale richiamo ad andare nella stessa direzione. La nostra comunità diocesana collocandosi nella linea di Evangelii gaudium di papa Francesco, ha inteso dare inizio ad un processo, un “orizzonte” verso il quale guardare per camminare nella prospettiva di far crescere l’attitudine missionaria della Chiesa, realizzando, in un cammino comune di tutti i suoi membri, un rinnovato annuncio del Vangelo nella terra di san Zeno. Un orizzonte pluriennale, che voleva e vuole essere un work in progress, cioè un cammino, un lavoro che si sviluppa progressivamente. Questo per far fronte al cambiamento d’epoca che stiamo vivendo.
La chiamata per la Chiesa di san Zeno di oggi è di proseguire questo cammino. Consegnando questi tre nuovi passi essa riprende il percorso della sua millenaria storia con una particolare attenzione alla sinodalità.
Pur nel rispetto del principio di gradualità, il percorso diocesano unitario prevede ora delle tappe concrete sulle quali costruire il cammino.

I tre passi del cammino:
Primo passo: Rimanere (2019-2020)
Per il primo anno del triennio pastorale l’obiettivo generale è dato dall’accogliere e riscoprire continuamente la propria identità battesimale come figli amati dal Padre. Il testo di riferimento è quello del vangelo di Giovanni (15,5-10): “Io sono la vite, voi i tralci. (…) Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Nell’amore del Padre ci si scopre figli amati e si matura il frutto dell’ascolto. Si riflette pertanto sulla dimensione sacramentale del Battesimo e della Confermazione.
Secondo passo: Condividere (2020-2021)
Nel secondo anno la Diocesi propone un obiettivo: condividere la fraternità nella comunione e riscoprire la nostra identità eucaristica. È l’invito a vivere “da fratelli”, sulla spinta evangelica del testo di Giovanni (15,12-15): “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. In questo rapporto di reciprocità, con Dio e con i fratelli, si scopre e si matura il frutto dell’accoglienza. I sacramenti di riferimento sono quindi l’Eucarestia e la Penitenza.
Terzo passo: Gioire (2021-2022)
Il terzo anno pastorale sarà caratterizzato dal verbo “Gioire”. Non la gioia effimera, ma la vera gioia che è dono dello Spirito, da condividere per l’edificazione del Regno di Dio. È sempre il Vangelo di Giovanni che guida (15,11-16): “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Il frutto da maturare è quello dell’umiltà, nella quale la gioia riposa. I sacramenti da riscoprire sono quelli dell’Ordine e del Matrimonio.

«È Gesù Cristo, il Risorto l’orizzonte da raggiungere»

Mons. Bonetti: «La Chiesa è chiamata a puntare sull’essenziale e ad essere missionaria»

In vista della presentazione dell’Orizzonte pastorale diocesano 2019-22 intitolato Io sono la vite voi i tralci, in programma nella serata di venerdì 14 giugno dalle 21 in diretta su Telepace, abbiamo chiesto a mons. Alessandro Bonetti, vicario episcopale per la pastorale, di illustrarcelo in anteprima.
– La Diocesi di Verona ha un orizzonte e non un progetto. Perché questo termine diverso?
«La Chiesa si trova oggi di fronte ad un cambiamento d’epoca: molte strutture, progetti, attività del passato sono in crisi. Tutto cambia molto rapidamente e la fede, la partecipazione e anche le persone impegnate nelle parrocchie sono sempre meno. Scegliere una strada precisa, uguale per tutti, è impossibile e potrebbe perfino essere dannoso. Oggi ci è chiesto di guardare avanti, alzando lo sguardo verso Gesù Cristo, il Risorto: è Lui l’orizzonte da raggiungere. Per questo la Chiesa è chiamata a puntare sull’essenziale e ad essere missionaria».
– Cosa si intende per Chiesa essenziale e missionaria?
«Fare in modo che la pastorale della Chiesa, cioè la sua azione di evangelizzazione, punti sul fondamento della fede, perché questa non può più essere data per scontata. Papa Francesco ci dice: “Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine, che si tenta di imporre a forza di insistere. Quando si assume un obiettivo pastorale e uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, l’annuncio si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario” (Evangelii gaudium 35). E l’essenziale è questo: “Dio è amore, Cristo ti salva, Egli vive” (cfr. Christus vivit 111-129)».
– In fondo si tratta di mettere al centro Gesù Cristo?
«Sicuramente. Se guardo con onestà alla mia vita di fede, dalla quale non posso fuggire, anche quando mi è chiesto un ministero nella Chiesa, trovo che la verità più importate e significativa, quella che mi ha cambiato la vita è: Gesù è il Signore, il mio Signore. Il cuore del Vangelo è entrato nella vita al punto che nulla ne è escluso, anche quello che non mi piace.
E il Vangelo è arrivato senza grandi progetti, ma dalla preghiera, dalle parole, dai gesti di mio padre e di mia madre, che non ho mai visto perdere una Messa, e da uomini, donne e preti che mi hanno voluto bene nel nome di Gesù Cristo, modello di Amore. Lo hanno fatto come hanno potuto, non senza errori o peccati, raggiungendo anche me, lì dove mi trovavo.
In fondo loro sono stati missionari, talora inconsapevoli, dell’essenza del Vangelo, tanto da lasciare un segno indelebile. Credo che questa sia la storia comune di molti di noi che cerchiamo di vivere la fede cristiana e che oggi siamo parte della comunità dei Figli di Dio che è la Chiesa.
Purtroppo però questa esperienza non è più così comune. Molti non hanno la fortuna di aver conosciuto il Signore Gesù. Molti attendono qualcuno che porti loro la Buona Notizia».
– Quindi l’Orizzonte punta sull’annuncio?
«Sì. Nei prossimi tre anni, a partire dal testo del Vangelo di Giovanni della vite e i tralci (Gv 15,1-17) ci siamo dati tre temi che faranno da sfondo alla riflessione, all’evangelizzazione e alla preghiera. Sono tre verbi che riflettono altrettanti atteggiamenti proposti da Gesù: rimanere, condividere e gioire. Gesù è la vite e noi i tralci. Solo se i tralci rimangono uniti alla vite possono portare frutto, perché dalla vite giunge la linfa dello Spirito Santo. Dio che è l’agricoltore accompagna, cura e attende. L’essere una cosa sola con la vite produce i frutti dell’amore e della condivisione. E dai frutti l’agricoltore produce il vino buono della gioia.
L’azione dell’agricoltore non è sempre facile o indolore. Infatti Gesù dice: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15,1-2). Cosa tagliare e cosa potare deve essere frutto del discernimento da fare nelle comunità cristiane.
La scelta della nostra Diocesi di avviare le unità pastorali aiuterà in questo compito a volte complicato. Sono molte le azioni e i programmi che non evangelizzano più e ci sono molte altre esperienze che invece sono ancora feconde. L’unione di più parrocchie e di più forze, di laici e preti che condividono la responsabilità dell’annuncio del Vangelo in un territorio, aiuterà l’opera del discernimento in stile sinodale: alla luce dello Spirito Santo pregato con fede, nell’ascolto della Parola, nello scoprire i segni belli della presenza di Dio nella storia di quelle comunità, si potrà arrivare a scelte condivise per una pastorale rinnovata».
– Quando si parla di “stile sinodale” cosa si intende?
«La risposta la prendo dal testo dei tre nuovi passi per la Chiesa veronese: “Lo stile sinodale è quello indicato per avviare e sostenere questa nuova tappa dell’evangelizzazione, una Chiesa in ‘stato permanente di missione’, per l’evangelizzazione e non la mera auto-preservazione, come precisa papa Francesco. Lo stile sinodale permette di aprire canali nuovi. Come abbiamo già rimarcato sopra, rappresenta il cambiamento paradigmatico, la forma, all’interno della quale camminare e maturare. Noi veniamo da una tradizione ecclesiale molto attenta al territorio, alle strutture, ai progetti, alle riflessioni. Il modello di Chiesa sinodale ci chiede di concentrare lo sguardo sulle persone, sulla loro situazione concreta, ma anche sulla loro fede semplice e talora imperfetta: le persone vengono prima delle idee, la relazione prima del contenuto” (Io sono la vite voi i tralci, p. 34).
– Questo porta cambiamenti anche nelle strutture di partecipazione?
«Nel cammino di costituzione delle unità pastorali anche gli organismi andranno modificati in ottica sinodale. Dovrà nascere il Consiglio di unità pastorale, che avrà come primo compito l’ascolto della realtà alla luce della fede, il discernimento ecclesiale e la conseguente proposta pastorale. Tale percorso, perché sia davvero sinodale, coinvolgerà anche le singole parrocchie: ogni parrocchia sarà chiamata a costituire la Consulta ministeriale parrocchiale, che si pone in ascolto della realtà, per consegnare poi al Consiglio di unità pastorale dati utili ad attuare il discernimento. I due nuovi organismi sostituiranno i consigli pastorali parrocchiali.
Tutto questo a un primo sguardo sembra molto complesso, anche perché il linguaggio a volte si complica. Di fatto, in ogni parrocchia resterà un gruppo di persone già impegnate nei vari servizi con il compito di stare vicine al popolo di Dio. In ogni unità pastorale nascerà un gruppo di preti e laici chiamati a costruire ponti di comunione, perché ci sia “tutto in tutti”.
Sarà un cammino lungo e non senza ostacoli. Ma la prospettiva spalanca l’orizzonte di una rinascita della fede».
Aristide De Pretis

Il primo anno pastorale 2019-2020Alcune indicazioni concrete

Gli organismi di partecipazione
Obiettivo specifico: la costituzione delle Consulte ministeriali parrocchiali e dei Consigli di unità pastorale.
Il Consiglio di unità pastorale
Obiettivo specifico: ascolto e discernimento sulla modalità di accompagnamento e formazione delle famiglie al Battesimo dei bambini.
La liturgia
Obiettivo specifico: valorizzare l’ascolto della Parola di Dio nella Messa domenicale.
L’evangelizzazione
Obiettivo specifico: valorizzare i percorsi differenziati.
La carità
Obiettivo specifico: centri di ascolto in comunione nell’unità pastorale.

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