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Primo Piano. Come difendersi dal Far Web

Internet, un mondo enorme che può riservare pericoli: consigli per evitarli

Parole chiave: Truffe (1), Navigare (1), Rete (2), Network (1), Internet (3), Tecnologia (2)
Bambino su uno scoglio circondato da squali mentre ha lo sguardo immerso nel monitor di un computer

Il telefonino è diventato molto di più di un apparecchi per fare e ricevere telefonate. Ci rende sempre connessi e ci offre una infinità di applicazioni e servizi molto accattivanti. In questa trasformazione tecnologica ci sono alcune insidie da non trascurare, ma soprattutto si crea un divario tra i "nativi digitali" (le nuove generazioni) e i "migranti digitali" (coloro che "sbarcano" solo adesso in questo mondo in veloce evoluzione... e il paragone con i migranti che chiedono asilo in Europa non del tutto casuale). Ecco alcuni consigli su come accostare questa realtà senza paure e anche senza superficialità. "Se lo conosci non ti uccide" diceva un vecchio slogan di Pubblicità Progresso, vale anche per questo mondo. 

Iperconnessi e tecnologici: ma le istruzioni per l’uso?

La rete ci ha cambiati e cresce il divario tra le generazioni

Un tempo era la televisione l’oggetto attorno a cui scoppiavano le liti familiari. Incolpata di essere una cattiva maestra. Spenta dai genitori quando i contenuti erano ritenuti troppo violenti o inadatti alla vista dei minori.
Oggi le battaglie generazionali hanno un nuovo terreno: lo smartphone. Il tanto vituperato telefonino, che permette di fare di tutto e di più. Videochiamare, chattare, produrre audio e filmati, condividere contenuti, intrecciare amicizie, seguire in tempo reale i propri contatti, conoscere il mondo. Senza confini, se non quelli della durata della batteria o della copertura di rete.
Internet ha aperto le porte a mondi inesplorati. Ha reso le comunicazioni più rapide, ha ampliato la possibilità di conoscenza, ha facilitato per molti versi la nostra vita. Di certo l’ha cambiata definitivamente (e irreversibilmente). Forse, però, non siamo ancora equipaggiati per una simile trasformazione. I più navigano a vista, provano ad adattarsi al nuovo mondo, applicando i criteri del buon senso. Altri lo rifuggono totalmente, percependolo lontano da sé.
Eppure, volenti o nolenti, dobbiamo tutti tenerne conto. Capirne potenzialità e scansarne i pericoli. Questo è il nostro presente e sarà sempre di più il nostro futuro. Che piaccia o no.
Ci serve una cassetta
degli attrezzi
Conoscere le nuove tecnologie e i sistemi di comunicazione, imparare a maneggiarli. Anche se la velocità di cambiamento è pazzesca. Sta qui la chiave. Facile a dirsi, più complicato a farsi. Specie per le persone che hanno vissuto gran parte della vita alla vecchia maniera, senza tutti i dispositivi di oggi e, soprattutto, senza il web. Nonni e genitori sono dei “migranti digitali” piuttosto impreparati, a differenza di nipoti e figli – i cosiddetti millennial, ovvero quelli nati dal 2000 in avanti – che invece sono “nativi digitali”.
«Viviamo in una società complessa e quanto mai abbiamo bisogno di risposte semplici», spiega Riccardo Giumelli, docente di Sociologia dei processi culturali all’Università di Verona. «Ma più che concentrarci sul demonizzare il mezzo, fermandoci al pregiudizio e senza conoscerne le reali opportunità, noi adulti dovemmo metterci in gioco», invita il sociologo.
Come colmare il divario
generazionale
Il fatto è che i ragazzi ne sanno di più. E finiscono con l’insegnare a genitori e professori. Oggi assistiamo a una socializzazione invertita. «Gli adulti, cresciuti con la televisione generalista, si ritrovano di fronte a una nuova socializzazione mediatica, quella digitale, pervasiva e onnipresente – puntualizza l’esperto –. I ragazzi invece, non hanno esperienza di un mondo diverso dal digitale; per loro internet e smartphone ci sono sempre stati: è il punto di partenza indispensabile per comprendere che non potranno mai essere come noi adulti, perché le loro strutture cognitive e comportamentali sono influenzate da questo tipo di socializzazione».
Se nel 1968, giusto cinquant’anni fa, il divario generazionale era ideologico, ai giorni nostri è tecnologico. Fermarsi al muro contro muro, tuttavia, non giova a nessuno. «Le famiglie sono in difficoltà perché il tema è complicato e mutevole, e loro sono l’anello debole – aggiunge Giumelli –. Bisogna aiutarle a comprendere il fenomeno; gli adulti devono imparare a fare le domande giuste ai ragazzi, avendo maggiore attenzione e non limitandosi solo a vietare l’uso del telefonino perché ne sono infastiditi».
Costruire insieme
delle regole
«Non regalate lo smartphone per la comunione! C’è un’età sotto la quale è meglio non scendere: i 12 anni fanno da spartiacque – precisa il sociologo –. Ciò non vuol dire che i preadolescenti non possono usare la tecnologia: si può prestare loro il tablet o il computer familiare, ma sotto la supervisione di un adulto».
Altra regola d’oro è non utilizzare il telefono nella fascia oraria notturna. L’uso del cellulare prima di addormentarsi o in caso di risveglio è un fenomeno allarmante e in crescita.
Si chiama vampiring, sottrae preziose ore di sonno e incide negativamente sulla produttività del giorno seguente. «Il cellulare si lascia fuori dalla camera da letto durante la notte: è una buona pratica che vale per tutti – illustra il sociologo –. Per i minorenni è opportuno staccare la connessione a internet dalle 22.30 alle 7 di mattina: esistono delle applicazioni dedicate e i genitori devono scaricarle e conoscerle».
Altro consiglio è quello di ritagliarsi degli spazi per favorire la concentrazione. «Ad esempio, mettere il telefono in modalità aereo per almeno due ore, evitando di sottrarre tempo e attenzione allo studio», aggiunge.
La dieta digitale
delle giovani generazioni
Giumelli fa parte del progetto “Analizzare e comprendere i cambiamenti della società di oggi per promuovere cittadinanza attiva”, sviluppato dal Miur Veneto e dall’Ufficio scolastico territoriale. E grazie alla rete “Cittadinanza, costituzione e legalità”, al sostegno di Aiart (Associazione spettatori onlus) Verona e di Fondazione Cattolica, ha condotto un’illuminante ricerca, pubblicata nell’opuscolo Conquistare e difendersi nel Far Web.
Ha coinvolto con dei questionari 1.341 alunni, appartenenti a tre secondarie di primo grado (Alighieri, Meneghetti e Simoni) e a nove secondarie di secondo grado: i licei Copernico, Maffei e Montanari di Verona e il Medi di Villafranca; gli istituti Pasoli, Lorgna Pindemonte e Guardini, in città, il Bolisani di Villafranca e il Tusini di Bardolino.
I rischi
del web
Dall’indagine emerge che il 99,3% dei quattordicenni è connesso, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche e culturali d’appartenenza. Addirittura, il 6% ha ricevuto il cellulare quando aveva meno di 10 anni; a 12, metà già lo possiede. «Il che significa poter accedere a contenuti di violenza, alienanti o pornografici – sottolinea l’autore della ricerca –. Perciò è quanto mai necessario accompagnare i ragazzi alla socializzazione mediatica».
La generazione smartphone passa il tempo ad ascoltare musica, a guardare serie tv e film, e soprattutto a chattare con gli amici. Instagram e Whatsapp sono le due piattaforme più usate. «Le chat evidenziano un bisogno di contatto e la paura di essere lasciati soli – spiega –. Dalle serie televisive, invece, i ragazzi imparano molto su amicizia, relazioni umane, persino storia e geografia. Chiedere che serie stanno guardando e aiutare a interpretarla è molto utile; i ragazzi hanno bisogno di consapevolezza e di avere qualcuno accanto, anche se non lo danno a vedere».
Il cyberbullismo
e le altre insidie
Un altro dato che emerge dall’analisi è lo scarso coinvolgimento delle famiglie sul tema del cyberbullismo, ovvero il bullismo trasferito sul canale digitale. Solo il 9% del campione dichiara di averne sentito parlare a casa; se lo conosce, è soprattutto perché se ne parla a scuola o sui media.  
Il 15%, poi, confessa di aver subito atti di cyberviolenza; il 42% dice di conoscere dei coetanei vittime del fenomeno.
La forma più diffusa è l’insulto (flaming), seguito dal sexting, ovvero lo scambio digitale di immagini sessualmente esplicite tramite le fotocamere dei cellulari e i servizi di messaggeria istantanea. In entrambi i casi le più esposte sono le femmine.
Infine, il 67% usa i social prevalentemente da solo in camera, luogo spesso ritenuto sicuro dai genitori.
Navigo
dunque sono
La rivoluzione digitale è esplosa in quest’ultimo decennio, con l’invenzione degli smartphone. «Avere la connessione sempre e ovunque sta cambiando antropologicamente il nostro modo di vivere – conclude il sociologo, aprendo una finestra sui possibili scenari futuri –. A breve questo cambiamento sarà ancora più evidente, con la cosiddetta “internet delle cose”, ossia la possibilità di collegare a internet qualunque oggetto o dispositivo dotato di sensori; l’auto che si guida da sola ne è un esempio. Questo apre un grande interrogativo: fino a che punto lasceremo il potere alle macchine? Gli oggetti in relazione tra loro prenderanno la decisione migliore per sé, che non necessariamente corrisponderà alla nostra».
Spinto agli estremi, quella che fino a ieri era fantascienza, domani potrebbe essere la realtà...

Adriana Vallisari

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