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In calo gli infortuni ma si continua a morire

Anche a Verona agricoltura ed edilizia sono i settori più colpiti dalle morti sul lavoro

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In calo gli infortuni ma si continua a morire

Di lavoro si continua a morire. Meno di un tempo, ma la sicurezza è una questione ancora troppo sottovalutata. A Verona, gli infortuni mortali sono stati 54 negli ultimi sette anni, metà dei quali si sono verificati in agricoltura, settore a cui spetta la maglia nera.

Invita a tenere alta la guardia e a promuovere una maggior cultura della prevenzione lo Spisal dell’Ulss 9 Scaligera. È il servizio che si occupa di vigilare sul rispetto delle regole, facendo controlli sul territorio e sanzionando gli interessati qualora non fossero a norma. «Rileviamo che negli ultimi sei anni c’è stata una discreta diminuzione degli incidenti, intorno al 10 per cento in termini di numeri assoluti, e un certo miglioramento grazie ai controlli effettuati – dice Pietro Girardi, direttore generale dell’Ulss 9 ­–. Il concetto che va ribadito è questo: attenzione quando si fanno lavori a rischio, perché la vita è una sola».

Secondo l’Inail, nel 2016 gli infortuni sul lavoro denunciati nella nostra provincia sono stati quasi 16mila, metà dei quali riconosciuti. Gli incidenti gravi, ovvero quelli che superano i 40 giorni di prognosi o comportano postumi definitivi, sono stati poco meno di 1.600. «Da quando è iniziata la crisi, nel 2008, a oggi abbiamo registrato un decremento del 40 per cento degli infortuni mortali», sottolinea Luciano Marchiori, direttore del Dipartimento prevenzione.

Nel 2017 gli infortuni mortali sul lavoro a Verona e provincia sono stati nove. Sette si sono verificati in agricoltura: qui la causa principale è il ribaltamento del trattore, nonostante la presenza dell’arco di protezione e delle cinture di sicurezza. Verona è la provincia veneta col più alto numero di infortuni mortali. «Pendenze, strade dissestate, manovre azzardate: il lavoro dell’agricoltore è difficile e pericoloso, bisogna investire in una maggiore consapevolezza del rischio», evidenzia Manuela Peruzzi, dirigente medico dello Spisal.

Il ritornello che tutti ripetono in via Valverde è che gli infortuni non vanno catalogati come fatalità, perché sono causati da fattori su cui si può agire. «Quando usciamo per accertare le dinamiche del ribaltamento del mezzo, una volta su due constatiamo che il trattore era dotato delle protezioni ma in quel momento non erano usate», rileva la responsabile. La fretta spesso porta a sottovalutare il rischio, perciò l’Ulss incoraggia la frequentazione del corso per ottenere il patentino di guida sicura, che prevede pure un addestramento pratico. L’idea di fondo è che le ore spese per pensare alla propria incolumità siano un deterrente per possibili incidenti futuri.

Se in agricoltura a morire sono i coltivatori diretti o i loro familiari, negli altri settori a farsi male sono gli addetti all’edilizia (specie per cadute dall’alto), seguiti da quelli impiegati nell’industria e nei servizi, per chiudere col commercio. «È soprattutto nelle piccole realtà produttive, spesso autonome e artigianali, che si verificano questi eventi – continua Marchiori ­–. Un’attenzione particolare nei controlli la stiamo ponendo negli appalti e nei subappalti, cresciuti con la parcellizzazione del mondo del lavoro».  

Lo scorso anno lo Spisal ha effettuato 2.302 interventi di controllo nelle aziende. Circa un quarto di esse ha poi ricevuto un verbale di prescrizione, dove sono state indicate le misure da adottare. Le carenze più rilevate hanno riguardato le misure di sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, la sicurezza delle macchine, delle attrezzature e degli ambienti di lavoro. Sono stati 886 i cantieri ispezionati, 325 le aziende agricole visitate. «Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali ricadono nella sfera del penale, invece le eventuali sanzioni elevate a seguito delle ispezioni diventano amministrative se l’azienda adotta le misure prescritte nei verbali», precisa Marco Bellomi, responsabile della prevenzione infortuni dello Spisal.

Una quota dei fondi provenienti dalle sanzioni sono stati reinvestiti per promuovere la salute dei lavoratori. Mezzo milione di euro sarà erogato a breve a 27 realtà per il bando “Verona aziende sicure 2.0: guadagnare salute”. Altri finanziamenti di provenienza regionale sono stati invece veicolati agli istituti scolastici, per formare i futuri lavoratori e trasmettere il valore della prevenzione già a partire dai banchi di scuola.

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