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Il Garda bresciano con il Vescovo mostrando le molte luci e...

di LUCA PASSARINI
Prima tappa sul lago ed entroterra: territorio ricco e operoso, non senza difficoltà

Il Garda bresciano con il Vescovo mostrando le molte luci e...

«Il Lago bresciano in qualche maniera non è né Verona né Brescia»: così ci introduce don Alberto Giusti, 54 anni, parroco di Rivoltella dal 2017 e da pochi mesi vicario foraneo della zona più occidentale della nostra diocesi. Continua: «Il nostro territorio comprende circa 75mila persone, ma i calcoli non sono facili in una zona che vede pure parecchie seconde case e abitazioni utilizzate soprattutto nei periodi di vacanza. Si possono individuare due tipi di realtà: una è quella legata al lago e quindi all’aspetto più turistico con tutte le implicazioni economiche e sociali per cui è anche molto cosmopolita, una sorta di Galilea delle genti, usando un’immagine evangelica, nel senso che nei decenni si sono radunate persone e famiglie di diversa provenienza, tanto che a volte poi diventa difficile capire se davvero c’è gente che ha qui le sue radici. L’altra realtà è quella dei paesi dell’entroterra, con la gente che ha un maggior radicamento territoriale e che ha un minore legame con le dinamiche del lago».
Un altro modo con cui considerare il vicariato, ci ricorda don Giusti, è di guardarlo in quattro poli: il Comune di Desenzano, un po’ la “capitale” della zona e le inevitabili periferie; il territorio di Lonato con un maggiore senso di unità e con le sue specificità legate anche al fatto di essere “lago e non lago”; Sirmione, museo a cielo aperto; la Valtenesi con ricche peculiarità umane, comunitarie e storiche. «Un dato che non si può ignorare – continua il vicario – è che si tratta di una zona con grandi ricchezze, naturali, artistiche ed economiche. Qui molte persone scoprono una sorta di paradiso perché si trovano tante possibilità di riposo, servizi, alta qualità della vita. Vista da un’altra angolazione, possiamo dire che questo tenore di vita a volte sembra perfino esagerato, con la fatica per le famiglie giovani di trovare casa e stabilità: in tante parti si preferisce costruire abitazioni piccole e darle in affitto per i mesi estivi, piuttosto che pensarle per la gente della zona, pure perché i prezzi sono molto alti; il rischio è che diventi tutto un villaggio turistico esclusivo». Come in tutti i luoghi in cui girano parecchi soldi non mancano due importanti effetti negativi: offerte di evasione che arrivano al degrado (droga, prostituzione...) e sacche di povertà (che spesso non si notano) dovute a gente che è stata illusa da un miraggio o stagionali che non riescono più a fare quadrare i conti. Racconta don Alberto: «La frequenza alla Messa domenicale si aggira qui attorno all’8%, ma l’atteggiamento generale rispetto alla Chiesa non è certo di chiusura ideologica, dato che rimane comunque un punto di riferimento e c’è mediamente una buona collaborazione con le amministrazioni comunali. C’è una diffusa ricerca spirituale, anche se spesso fuori dal religioso. Si contano 24 parrocchie e tantissime chiese, comprese alcune nelle zone rurali, che rappresentano una grande ricchezza storica ed artistica. Una particolarità è che molti dei parroci hanno una radicata stabilità in questo vicariato. Contiamo inoltre su sei diaconi permanenti e su una significativa presenza di religiosi e religiose, tra chi gestisce e mette a disposizione case di spiritualità, chi è impegnato nella pastorale anche in appoggio alle parrocchie e chi vive la dimensione della vita contemplativa, come le Carmelitane scalze che sono da poco arrivate tra noi, a San Felice del Benaco».
Realtà importante è quella degli oratori, con la ricchezza della tradizione lombarda e l’inevitabile “veronesizzazione”: «L’oratorio rimane un punto di riferimento prezioso per i più giovani e per le famiglie in generale, con centinaia di ragazzi che vivono in esso pure la dimensione dello sport». Un fiore all’occhiello è il coordinamento vicariale della pastorale giovanile, partito nel 2011 anche con l’occasione della Gmg di Madrid e da poco guidato da don Simone Facincani, parroco di San Zeno di Desenzano (il più giovane della Diocesi con i suoi 31 anni).
Don Giusti sottolinea poi come negli ultimi trent’anni siano nate parecchie realtà legate o quantomeno ispirate alla Dsc, soprattutto in campo sociale: «Abbiamo diversi gruppi di carità che sono un appoggio prezioso sul territorio per il sostegno ai bisognosi e per aiutare tutti a cogliere come la povertà ci sia anche qui; uno storico e importante Consultorio famigliare così come un prezioso Centro aiuto vita a cui si sono affiliate pure alcune realtà della diocesi di Brescia; scuole paritarie, centri di attenzione alle persone con disabilità, come l’Anffas di Desenzano, o fatiche di diverso genere; il Centro Laudato si’ fondato da don Pierino Ferrari e che continua a prefiggersi la cura della persona nella sua totalità. Ho fatto solo alcuni esempi e di certo si potrebbero o dovrebbero fare altri nomi, ma l’importante è sottolineare questo aspetto di cattolicesimo sociale che è un’eredità del passato, continua ad avere una sua forza nel presente ed è una bella speranza per il futuro». 

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