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Aiutare le famiglie con i fumetti in dialetto veneto...
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(dell'11 gennaio 2009)
di Alberto Margoni


«Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali: e quelli che ne soffrono di più sono i bambini. (…) Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio. (…) Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale». La lunga citazione è tratta dal Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, laddove faceva riferimento alle famiglie. Parole chiare e nette quelle del Capo dello Stato, che hanno suscitato, come accade ogni anno, immediati applausi da parte di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Un discorso che ha occupato le aperture dei telegiornali del primo giorno dell’anno e le pagine dei quotidiani il giorno successivo, ma che rischia di cadere ben presto nel dimenticatoio. E gli autorevolissimi auspici del “primo tra gli italiani”? Non vorremmo fossero disattesi.
In tempi di recessione come quelli che si stagliano (e chissà sino a quando) sul nostro Paese e, in particolare, in tema di politiche famigliari, è tempo di passare dall’enunciazione dei principi ai fatti concreti. Proprio come auspicato da Napolitano. Si parla in questi giorni di incentivare il bonus per le famiglie con figli modificando gli scaglioni di reddito, di sgravi per gli affitti di nuclei a basso reddito. Staremo a vedere quali misure verranno adottate.
Purtroppo non tutto sembra procedere per il verso giusto. Almeno in Veneto, dove il 30 dicembre scorso la stessa Giunta che l’aveva approvato, ha stralciato in sede di Consiglio regionale l’articolo della Finanziaria relativo al “Fondo per la genitorialità”. Esso prevedeva l’istituzione di un fondo di rotazione regionale per l’erogazione di prestiti d’onore a tasso zero a famiglie con figli che si fossero trovate in situazione di emergenza economica. Il progetto, finanziato con 4 milioni di euro ma aperto a contributi di Fondazioni, già sperimentato in passato e del quale si sono avvalse un migliaio di famiglie, prevedeva la possibilità di accedere a somme di poche migliaia di euro attraverso forme di microcredito. Una misura rivelatasi in più circostanze efficace per non far cadere nel baratro e per scongiurare il ricorso agli usurai, e dalla forte capacità di responsabilizzazione. Sarebbero stati i Comuni, sulla scorta delle segnalazioni degli assistenti sociali, ad individuare i possibili beneficiari. Senonché la Lega Nord ha preteso l’aggiunta del requisito secondo il quale avrebbero potuto accedere al prestito solo quelle famiglie nelle quali almeno un componente avesse avuto la cittadinanza italiana. Insomma: lavoratore straniero, in regola, da anni residente nel nostro Paese, con figli che vanno a scuola e che paga le tasse? Niente schei! Con l’opposizione in Consiglio che minacciava un duro ostruzionismo se la norma della cittadinanza fosse rimasta, pur di approvare la Finanziaria entro i termini di legge il provvedimento è stato ritirato. Il risultato è che, salvo improbabili recuperi, nessuno avrà la possibilità di accedere al prestito. Né straniero, né veneto de sòca che sia. E i 4 milioni di euro? Ripartiti tra diversi assessorati. Nemmeno un centesimo alle Politiche sociali, con il veronese Stefano Valdegamberi, tenace promotore del Fondo, imbufalito per l’esito dalla vicenda, bensì 500 milioni assegnati all’assessorato all’Identità veneta. Impegnato tra l’altro a finanziare essenziali (?) pubblicazioni, spettacoli, fumetti e quant’altro in lingua veneta. Che fare allora se un cittadino veronese o uno straniero residente, con moglie e figli, si troverà economicamente con l’acqua alla gola nei prossimi mesi per un’improvvisa situazione di emergenza e avesse bisogno di un prestito di qualche migliaio di euro? Lo si potrà sempre consolare dicendogli che grazie a quei soldi che non vedrà mai, suo figlio sta partecipando attivamente con la sua classe al concorso per gli studenti delle scuole primarie “Disegna el Leon Veneto” (quello di San Marco o quello che… magna el teròn?). Oppure che potrà a breve avvalersi dell’imprescindibile e utilissimo (?) sistema automatico di traduzione dall’inglese al veneto e viceversa!
A parte le battute (visto che c’è ben poco da ridere in questa vicenda contrassegnatasi ideologicamente oltreché politicamente), ci sorge una domanda: ma l’attenzione solidale al prossimo, in primis a chi è nel bisogno, a prescindere dalla lingua e dalla cittadinanza, non è componente primaria e nei secoli più volte comprovata proprio di quell’identità veneta che tanto si va sbandierando?


 
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