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Cosa può scatenare “Il nome del figlio”

Il nome del figlio
(Italia, 2014)
regia: Francesca Archibugi
con: Luigi Lo Cascio, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Micaela Ramazzotti, Rocco Papaleo
durata: 94 min.
giudizio Cnvf: consigliabile/problematico

Parole chiave: Il nome del figlio (1)
Cosa può scatenare “Il nome del figlio”

Le prénom è il titolo originale della commedia teatrale che Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte scrissero e misero in scena con grandissimo successo nel 2010 e poi realizzarono per il grande schermo due anni dopo (da noi uscì come Cena tra amici). Francesca Archibugi e lo sceneggiatore Francesco Piccolo spostano l’ambientazione da Parigi a Roma e adattano il testo di partenza alla storia e alla situazione italiana.
I personaggi in scena sono cinque. Paolo (Alessandro Gassman) agente immobiliare di ottimo successo negli affari e scarsa attenzione a ciò che non sia il suo interesse immediato; la sua compagna Simona (Micaela Ramazzotti), che ha pubblicato un libro tanto povero di contenuti quanto di successo nelle vendite; Betta (Valeria Golino), sorella di Paolo, insegnante con due figli; Sandro (Luigi Lo Cascio), marito di Betta, intellettuale e docente universitario tanto raffinato quanto precario; Claudio (Rocco Papaleo), amico d’infanzia di Paolo, Betta e Sandro e musicista abbastanza eccentrico.
Il gruppo si ritrova in una cena a casa di Betta e Sandro, durante la quale Paolo e Simona annunciano il nome del bambino che la donna attende di mettere al mondo.
Nome particolarmente inaspettato e controverso, che darà il via, come il sassolino appena smosso dalla cima di un monte che faccia partire una frana via via sempre più consistente e inarrestabile, ad un vero e proprio psicodramma nel corso del quale emergeranno antichi rancori, ferite inconfessate, rimorsi mai sopiti e novità sconvolgenti. I film tratti da testi teatrali e che si svolgono quasi per tutta la durata della vicenda in interni hanno sempre dei rischi: quelli della staticità e della meccanicità delle situazioni e dei cambi di scena prima di tutto. Rischi che sia nella versione cinematografica francese sia in questo adattamento italiano sono stati, va detto, evitati con sagacia e abilità.
I cinque interpreti sono perfettamente in parte e danno via a scambi di battute, in qualche momento appena sopra le righe, che fanno soprattutto riferimento ai sogni di gioventù e a quanto sia stato ad essi portato rispetto in quella che, ormai del tutto impropriamente, viene chiamata l’età della maturità.
C’è anche un toccante omaggio a Lucio Dalla e alla sua Telefonami tra vent’anni, che non stona davvero e che ci dà l’occasione ancora una volta per ricordare un grande artista troppo presto mancato.

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