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La questione femminile non si risolve a quote rosa

Dagli scioperi alle conquiste: il cammino delle donne continua. L'analisi dell'antropologa Paini.

Parole chiave: Anna Paini (1), 8 marzo (2), Festa della donna (2), Diritti (2)
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Il giorno dell’8 marzo è ancora un’occasione per festeggiare? «Certo, può rappresentare il pretesto per fare cose significative», segnala l’antropologa culturale Anna Paini del dipartimento Culture e civiltà dell’Università di Verona. Dipende però da come si agisce e, incalza, dalle proposte che vengono messe in campo. «Lo scorso anno ad esempio la mobilitazione organizzata da NonUnadiMeno, la piattaforma italiana che riunisce vari gruppi di donne e che fa parte di un vasto movimento internazionale, ha portato in piazza molte donne determinate a battersi contro il sessismo». Una marea rosa che tornerà a riempire le strade per ribadire il rifiuto della violenza e la rabbia di chi non vuole essere vittima.
All’evento aggiunge un’ulteriore sfumatura, con gli appuntamenti proposti dal Centro unico di garanzia di ateneo, tra cui la proiezione del docufilm Porto il velo, adoro i Queen sulla quotidianità, sui saperi e pensieri di tre giovani donne musulmane: «Motivo per rivolgere la propria attenzione ad alcune storie di nuove italiane e un invito ad avvicinarsi ad esse senza i pregiudizi che spesso continuiamo ad avere nei confronti di donne e uomini con un diverso background culturale – illustra –. Da antropologa vorrei sottolineare che, se il fondamentalismo culturale è assai pericoloso, opacizzare le differenze culturali, renderle insignificanti, è altrettanto rischioso».
Nel cammino con cui la donna ha attraversato la storia, dimostra, sono altre le tappe da richiamare alla memoria. «Il voto e la possibilità di partecipare alla vita pubblica sia come elettrici che come elette, il lavoro e l’indipendenza economica che ne deriva: conquiste che si sono via via affermate prima nel lungo processo emancipatorio e poi in quello per la libertà femminile. Sono stati sicuramente dei passaggi cruciali, e lo sono ancora, nonostante l’incertezza legata oggi alla crisi della rappresentanza e dell’economia. Se la loro centralità è ancora indiscussa, è per la libertà che hanno prodotto nella vita delle donne».
Si tratta di conquiste non tanto da rivendicare, quanto da considerare già significanti di una ricerca di libertà, segnala Paini: «Quando osservi le donne della Costituente, rintracci nelle loro vite, nelle esperienze raccontate, nelle espressioni dei loro volti, dei segni densi di significato. Nei loro sorrisi si riflette la voglia di affermare un esserci liberamente. In quei passaggi si coglie la fatica, ma anche la passione delle donne che ci hanno preceduto».
Tuttavia la questione femminile non si risolve esclusivamente a colpi di quote rosa e leggi, chiosa l’antropologa. «Non si può pensare che tutto vada ricondotto al piano normativo. Nonostante i tanti provvedimenti legislativi, continuiamo ad assistere ad un incremento dei femminicidi e della violenza contro le donne. Questo chiama in causa direttamente gli uomini che devono rimettere in discussione il modello di maschilità sino ad oggi dominante e la relazione che hanno con sé stessi e le donne – conclude –. A questo proposito ritengo importante segnalare la presenza dei centri per uomini maltrattanti attivi in diverse realtà italiane, tra cui Verona: spazi dove possono scegliere di avviare percorsi di presa di coscienza e assunzione di responsabilità rispetto alla violenza che mettono in atto». 

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