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L'8 marzo guarda oltre le mimose

A che punto è il percorso di affermazione delle donne? Ne parliamo col neo-questore di Verona, Ivana Petricca.

Parole chiave: Questore (1), 8 marzo (2), Festa della donna (2), Ivana Petricca (1)
Ivana Petricca

È la prima donna a capo della questura di Verona, l’unico caso in Veneto. Ma se i giornali, in occasione del suo trasferimento in riva all’Adige, a novembre, hanno sottolineato in lungo e in largo questo aspetto, il questore Ivana Petricca passa oltre. E derubrica la faccenda. «Il problema non è essere la prima donna, ma lavorare bene», precisa. Tradotto: che a sedersi su questa poltrona sia un uomo o una donna è superfluo, guardate piuttosto a quel che fa.
È la stessa filosofia che ha adottato a Pavia, dove è rimasta dal 2013 fino allo scorso anno; anche là aveva fatto da apripista. «Il tetto di cristallo l’abbiamo rotto da un pezzo, inutile fare distinzioni di sesso, i tempi sono cambiati e questo lo diamo per scontato», dice.
Nella nostra città Petricca è succeduta a Enzo Giuseppe Mangini, diventato dirigente generale di pubblica sicurezza e consigliere al ministero dell’Interno. «Il mio incarico non dovrebbe sorprendere: le donne in polizia le abbiamo dal 1981 e, ancor prima, c’era uno speciale corpo di polizia femminile, che si occupava nello specifico di minori, donne e prostitute – osserva –. Personalmente, io sto in polizia da quando avevo 26 anni e ho deciso di investire nella mia crescita professionale; come me hanno potuto farlo altre colleghe e oggi raccogliamo i frutti di questo normale sviluppo».
Insomma, se un tempo questi uffici erano prettamente popolati da uomini, da diversi decenni non è più così. Oggi, ad esempio, un dipendente su quattro della questura scaligera è donna. «Anche a livello di scuola di preparazione c’è una partecipazione femminile in crescita e di solito le donne che accedono ai concorsi si piazzano con buoni risultati: i nuovi equilibri sono il riflesso fisiologico della società», aggiunge il questore.
Alle spalle Petricca ha una lunga esperienza nella polizia di Stato e, nonostante gli impegni di lavoro l’abbiano portata in giro per l’Italia, a Verona ha messo radici. Qui, dal 1989 al 2009, aveva ricoperto l’incarico di capo di gabinetto. Negli ultimi sette anni, invece, ha fatto la spola avanti e indietro, per stare accanto alla famiglia.
«Devo dire che rispetto al passato ho trovato una città più aperta e viva – riconosce –. I temi principali da affrontare restano numerosi e ci assorbono molto: dobbiamo innanzitutto garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, considerando che abbiamo due squadre di calcio in Serie A, una fiera ricca di manifestazioni e la stagione lirica estiva». Il tutto, poi, va riletto alla luce della necessità di rispettare le stringenti norme antiterrorismo, com’è successo anche con i mercatini di Natale.
«Con la mobile, l’anticrimine e la Digos ci occupiamo di ogni nostra competenza: dalla sorveglianza durante la campagna elettorale al controllo del territorio, dal rilascio dei passaporti ai fogli di via, senza dimenticare la lotta alla criminalità organizzata, che richiede tempo e indagini accurate», aggiunge. Il tema della sicurezza, poi, è sempre all’attenzione degli uffici di lungadige Galtarossa. «Sotto il profilo statistico i reati sono in diminuzione; poi ci sono episodi sporadici, come quelli verificatisi nelle ultime settimane, su cui è stato decisivo intervenire con tempestività», precisa il questore.
Un altro fronte su cui la polizia sta investendo molto è quello della prevenzione. Uomini e donne in divisa entrano nelle scuole per educare alla legalità. «È lì che deve iniziare il percorso, oserei dire fin dalla scuola materna», puntualizza. Gli agenti, inoltre, operano in rete con le istituzioni e le associazioni del territorio per sradicare la violenza sulle donne.
Dopo San Valentino, la campagna “Questo non è amore” sarà resa visibile in piazza Bra proprio nel giorno della festa della donna. «Saremo presenti con un gazebo e con la nostra équipe per avvicinare le donne e ribadire che le violenze, maturate nella maggior parte nell’ambiente familiare, possono essere fermate – sottolinea Petricca –. I nostri poliziotti sono formati per cogliere ogni segnale e per ascoltare le vittime, cercando di abbattere il muro di vergogna che spesso non le porta a denunciare. Quale miglior modo per festeggiare l’8 marzo, se non tutelando le donne che subiscono maltrattamenti?».

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