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Diventare mamma, una scelta per la vita

Gioie e fatiche della maternità: un cammino di grande cambiamento, che va accompagnato

Parole chiave: Maternità (1), Nascite (1)
Diventare mamma, una scelta per la vita

Essere madri nel 2018 che significa? A guardare i dati, l’Italia registra un continuo calo delle nascite, da dieci anni a questa parte. Oggi la maternità arriva in media dopo i 30 anni, complici i percorsi di studio più lunghi, la precarietà lavorativa e il bisogno di conquistare delle certezze. Le italiane hanno in media poco più di un figlio a testa; persino le donne di origine straniera seguono la tendenza di discesa, fermandosi sotto i due figli ciascuna. C’è poi chi vorrebbe avere più figli ma non ci riesce, ma questo è un doloroso capitolo a parte.

Quello che traspare, in generale, è che la gravidanza appare sempre più come una scelta ben ponderata. Eppure – ed è un problema tutto italiano – la maternità è considerata una questione individuale o di coppia. Non un arricchimento per la società, che beneficia dell’arrivo di nuovi nati, indispensabili per mantenere equilibrati i già traballanti saldi demografici. La politica, dal canto suo, si impegna molto a parole e poco nei fatti; eppure gli incentivi e il sostegno alla natalità sono noti: basta guardare a quel che fanno da anni i cugini francesi. 

Maternità come bene comune. «La maternità produce bene comune e la società dovrebbe sostenerla: è una ricchezza per tutti, va tutelata e incentivata», sottolinea Paola Vairani, vicepresidente del Centro informazione maternità e nascita “Il Melograno”, nato nel 1981 a Verona ma presente con 22 sedi in tutta Italia. «Diventare mamme è un’esperienza potente, un evento dirompente che necessita di un percorso di condivisione e accompagnamento, per non lasciare da sola la donna ed evitare che alcune difficoltà diventino insormontabili», aggiunge.

Ecco perché centri di questo tipo, accanto ai consultori e agli spazi pensati per le mamme, sono preziosi aiuti per affrontare un nuovo arrivo. «Di fondo c’è una questione di cambiamento della società: i neo genitori di oggi non possono contare su una rete sociale di supporto, come un tempo; magari sono figli unici e non hanno mai avuto esperienza con i neonati, quindi si trovano smarriti», sottolinea. Molti cercano risposte alle tante domande navigando sul web, dove spesso però le fonti non sono attendibili o i consigli forniti causano danni emotivi.

Accompagnare i genitori, ascoltare le storie di ciascuno, condividere i saperi: al Melograno ci si mette per terra, in cerchio, e ci si racconta, scambiandosi esperienze e conoscenze, con l’aiuto di una ventina di operatrici della nascita, specializzate in diversi ambiti. Il cammino personalizzato permette a ciascuna donna di vivere da protagonista la gravidanza, il parto e la maternità, che tende a essere sempre più medicalizzata. «Spesso è ricondotta a esami e dati numerici, come fosse un evento medico, piuttosto che fisiologico – evidenzia Vairani –. In realtà questo avvenimento ci insegna a lasciarci andare al mistero e a non avere il controllo totale della situazione».

Questo centro è frequentato da mamme con un’età fra i 26 e i 44 anni, con uno o più figli. Dietro a ogni attività legata ai primi mille giorni di vita c’è un pensiero di tipo pedagogico, si guarda cioè il mondo dal punto di vista del bambino. Riscoprendo, al contempo, il proprio vissuto e il nuovo ruolo che si è chiamati a ricoprire. «Mamme e papà che accolgono questo dono si assumono la responsabilità di fare scelte per un altro essere vivente», rimarca l’operatrice. Una presa di coscienza che dovrebbe essere fatta con serenità, lontano dagli stereotipi che circolano con insistenza sui media e sui social network. «Lì la maternità è edulcorata e passa l’idea che la perfezione sia il modello imperante; così, appena ti distanzi, ti senti subito inadeguata – spiega –. In realtà ciò che conta è la crescita della relazione con il proprio bambino». Ecco perché la onlus, presieduta da Isabella Sciarretta, è molto attenta a non lasciare sole le mamme, specie appena escono dall’ospedale. Per esempio, grazie al sostegno di alcuni Comuni aderenti, l’associazione mette a disposizione in varie zone della provincia le visite gratuite di un’ostetrica, per affiancare le puerpere direttamente tra le mura domestiche.  

«Diventare genitori, in definitiva, significa rinascere e ridisegnare la propria evoluzione personale e di coppia – conclude Vairani –. Osserviamo che sempre più papà tendono a essere partecipi, si mettono in ricerca per capire qual è il loro posto. Certo, in Italia però la cura resta per la maggior parte prerogativa femminile: non esiste una vera conciliazione tra il lavoro e i tempi di accudimento dei bambini, finisce per essere tutto sulle spalle delle donne».

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